Damaraland: i paesaggi incontaminati di una natura primordiale

relitto di auto sulle strade del Damaraland

La natura aspra e spettacolare del Damaraland incarna perfettamente l’aggettivo che ho scelto per descrivere i paesaggi della Namibia, ovvero primordiale.

In questa regione, tra la Skeleton Coast e gli altipiani centrali, vivono gli elefanti del deserto, si incontrano foreste pietrificate e montagne bruciate. Sulle pietre i primi uomini hanno inciso i loro graffiti e la rara vegetazione stupisce per la sua tenacia.

Negli immensi spazi aridi e desolati, le montagne si colorano di sfumature infuocate, le rocce di granito hanno forme bizzarre e i tronchi degli alberi sono di un bianco abbagliante.

La polvere rossa delle strade del Damaraland sembra infilarsi dovunque ma guidare attraverso queste distese di sassi e cespugli è un’esperienza inimmaginabile.

La vera bellezza del Damaraland sta proprio in questo suo susseguirsi di paesaggi straordinari. Tuttavia ci sono alcune destinazioni imperdibili che vi consiglio di inserire in un itinerario di viaggio in Namibia.

Damaraland: i paesaggi incontaminati di una natura primordiale

Se arrivate dal Parco Etosha, percorrerete la C35 e la C39 strade sterrate ma in buone condizioni e soprattutto estremamente panoramiche. Il profilo del massiccio del Brandberg si scorge all’orizzonte, il paesaggio sembra scolpito dal vento.

E’ la terra dei Damara, un popolo di pastori e allevatori che abitavano questo luogo all’inizio dei tempi e che hanno dato il nome al Damaraland. Nella loro lingua il sito dove si trovano le pitture rupestri si chiamava ” fonte saltellante”. I coloni bianchi lo chiamarano Twyfelfontein ovvero “sorgente dubbia“: in effetti una sorgente di acqua esiste ma è molto raro vederla.

Nella zona di Twyfelfontein è molto evidente l’erosione che nel corso dei millenni ha scavato valli profonde nel deserto. Quando Africa e America Latina erano fuse nell’unico continente di Gondwana, in mezzo al deserto scorrevano i fiumi. Ora restano incredibili rocce di sabbia pietrificata con profonde cavità scavate dagli agenti atmosferici.

Ciò che ha reso il sito di Twyfelfontein veramente unico, tanto da essere inserito nella lista Unesco dei beni Patrimonio dell’Umanità, è il fatto che le incisioni siano state fatte dagli antenati di un popolo che ancora vive nella zona.

Damaraland: i paesaggi incontaminati di una natura primordiale

Il sito Unesco di Twyfelfontein è molto interessante: i petroglifici sono nel luogo della loro creazione e fanno del Damaraland un grande museo a cielo aperto.

E’ difficile datare le pitture e le incisioni concentrate in questa zona ma si pensa che risalgano ad un periodo che va da sei a due milioni di anni fa. La maggior parte dei disegni rappresenta il rapporto tra uomo e natura con una particolare attenzione agli animali che sono riprodotti con grande abilità.

Quello che rende davvero unico questo sito è l’illustrazione delle impronte degli animali, addirittura si trovano disegni in cui in fondo alla zampa dell’animale (zebra, gnu, giraffa, leone), è riportata l’impronta.

La spiegazione che più mi affascina è che la pietra su cui gli anziani cacciatori tracciavano i loro disegni fosse in realtà una sorta di lavagna che serviva ad insegnare ai più giovani come riconoscere gli animali dalle loro impronte, quali inseguire e quali temere.

Damaraland: i paesaggi incontaminati di una natura primordiale

Uno dei disegni più belli rappresenta un leone con la sua impronta raffigurata sulla punta delle zampe. Sulla punta della coda è invece disegnata l’impronta di una mano, quasi a parlare di una metamorfosi tra uomo e animale.

Oltre alle impronte estremamente precise, sulla pietra sono rappresentati anche dei cerchi che indicavano probabilmente la presenza di pozze d’acqua, insomma una mappa dettagliata di dove trovare gli animali da cacciare.

Il sito è aperto dall’alba al tramonto e le visite sono a pagamento e obbligatoriamente guidate. Questo dopo che alcuni turisti hanno danneggiato e inciso le pietre. La passeggiata per avvicinarsi alle incisioni e alle pitture dura circa un’ora e prevede alcune “arrampicate” sui massi scivolosi, tenetene conto se avete difficoltà motorie.

Damaraland: i paesaggi incontaminati di una natura primordiale

Circa 280 milioni di anni fa quando i ghiacci. ricoprivano il continente di Gondwana, un’inondazione di proporzioni inimmaginabili trasportò degli enormi tronchi di conifere dall’Africa Centrale alla Namibia. Il clima secco e asciutto del Damaraland insieme alla sabbia e al fango che ricoprirono gli alberi ne impedirono la decomposizione. Con il passare del tempo il legno si è trasformato in quarzo. I tronchi che vediamo oggi sembrano a tutti gli effetti di legno ma sono in realtà di duro minerale.

Damaraland: i paesaggi incontaminati di una natura primordiale

Ancora una volta la Namibia mi sorprende per essere davvero la terra che videro i nostri avi all’origine del mondo. I tronchi degli enormi pini arrivati fini qui dal Congo misurano fino a 35 metri di altezza per sei di diametro e sono esattamente nella stessa posizione parallela in cui li ha trascinati la corrente preistorica. La passeggiata tra i resti degli alberi pietrificati dura una quarantina di minuti e sarete accompagnati da una guida.

Tra i cespugli spinosi avrete modo di scoprire anche una pianta straordinaria: la Welwitschia Mirabilis. Si tratta di una pianta molto resistente alla siccità formata da due sole foglie che si allungano strisciando sul terreno e possono arrivare anche a misurare alcuni metri. La welwitschia è inoltre estremamente longeva, tanto da esser definita un “fossile vivente”. Il suo nome in afrikaans significa “due foglie non possono morire”.

La foresta pietrificata si trova su di un altopiano a circa 50 chilometri da Khorixas, l’antica capitale del Damaraland. Assicuratevi di arrivare quella “ufficiale” dato che molti abitanti del luogo che si sono ritrovati alcuni tronchi pietrificati sui loro terreni, potrebbero invitarvi a visitarli. L’entrata è a pagamento.

Damaraland: i paesaggi incontaminati di una natura primordiale

A dispetto del nome, la Burnt Mountain, non si è mai incendiata. Il colore bruno della roccia è dovuto al magma di un’antichissima eruzione che a contatto con l’argilla è “evaporato”. Gli ossidi di ferro e manganese che ricoprono la montagna, si accendono di tonalità viola e rosse con la luce di taglio dell’alba e dei tramonti.

Poco lontano dal sito di Twyfelfontein, potete visitare la Valle delle canne d’organo. Qui il magma di dolerite è colato all’interno delle rocce che già esistevano dando origine a forme poligonali che creano l’effetto di “pilastri” di diverse altezze.

La luce che nel pomeriggio inonda i paesaggi del Damarland crea effetti spettacolari di un mondo solitario di giallo e arancio. Percorrere la strada verso Palmwag dove le dune di sabbia color zafferano si alterano alle rocce scure è stato indimenticabile.

Questo territorio così desolato e così bello, dove la resilienza della natura incute addirittura soggezione, era un Bantustan. Il termine indica un territorio assegnato alle popolazioni di colore dal governo del Sud Africa di cui la Namibia era parte. Durante il periodo orribile dell’apartheid le etnie locali furono confinate nei bantustan dai quali non potevano spostarsi. L’apartheid cessò solo nel 1989 e la Namibia ottenne l’indipendenza dal Sud Africa il 21 Marzo del 1990.

Il momento più emozionante dei (troppo pochi) giorni trascorsi nel Damaraland è stata però la mattinata trascorsa alla scoperta degli elefanti del deserto. Ma di loro vi parlerò più avanti.

Damaraland: i paesaggi incontaminati di una natura primordiale

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14 Risposte
    1. per arrivare in Namibia non ci sono molte alternative all’aereo e purtroppo il volo è abbastanza lungo però non c’è cambio di fuso orario, magari è un argomento che puoi sfruttare per convincere tuo marito!

  1. Che paesaggi incredibili! Con questi articoli mi stai facendo scoprire un paese di cui praticamente non sapevo nulla prima di leggere i tuoi post. Come sempre ti devo fare i complimenti per le fotografie davvero stupende.

    1. Grazie per i complimenti, il viaggio in Namibia è stato anche l’occasione per provare a mettere a frutto un pò di insegnamenti sulla fotografia quindi sono felice di esserci un pò riuscita!

  2. Che luogo magico e interessante. Non so cosa mi sia piaciuto di più nel tuo racconto, forse le incisioni rupestri che portano davvero agli arbori della vita umana!

    1. In effetti la Namibia per tanti versi mi ha proprio riportato all’inizio del mondo, forse per i suoi paesaggi così confinati, per gli animali che sembrano arrivati dalla preistoria e anche per queste testimonianze che ci riportano ai nostri primi passi da uomini

  3. Vabbè, i panorami qui sono incredibili, da mozzare il fiato! E vedere dal vivo i petroglifici per me sarebbe un sogno, deve essere stata un’esperienza favolosa questo viaggio.

  4. Libera

    Come ho già scritto in precedenza, ho scoperto di questi graffiti grazie ad Alberto Angela e ad un suo speciale sulla Namibia. Dal vivo deve essere qualcosa di incredibile ritrovarsi dinanzi a questa natura selvaggia ed incontaminata

    1. Li ho rivisti anche io nella trasmissione e mi è sembrato strano essere stata proprio lì poco tempo fa. Il fatto che le pietre fossero usate come lavagne per spiegare ai giovani cacciatori come riconoscere le prede mi ha molto colpito.

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