Forse non c’è neppure bisogno di una presentazione per il Giardino Majorelle a Marrakech, uno di quei luoghi speciali in cui il tempo sembra galleggiare. Lontano dal frastuono dei souq, il brulichio della città si attutisce e lascia spazio solo al suono dell’acqua che scorre e al gorgheggio degli uccellini.
Salvata negli anni ’80 dallo stilista Yves Saint Laurent e dal suo compagno Pierre Bergé, la villa art déco che domina il giardino, ha ritrovato tutta la bellezza sognata dal suo creatore, il pittore Jacques Majorelle.
Nel Giardino Majorelle, uno dei luoghi più visitati di Marrakech, i colori, intensi e primari, sono i veri protagonisti: Il blu profondo e il giallo saturo esaltano lo sfondo di una vegetazione lussureggiante.
I vialetti bordati di cactus, le fontane con le ninfee, i vasi dalle gradazioni accese, tutto sembra essere lì apposta per esaltare i sensi in un’esperienza in cui botanica e architettura si intrecciano armoniosamente.

Origini e storia del Jardin Majorelle: da Jacques Majorelle a Yves Saint Laurent
Il Giardino Majorelle porta il nome del suo creatore, il pittore orientalista francese Jacques Majorelle. L’artista nel 1917, sofferente di tubercolosi, trova nel sole marocchino un sollievo alla malattia.
Dopo aver acquistato una palmeraie ai margini della medina, incarica l’architetto Paul Sinoir di progettare quello che diventerà il suo atelier. Nasce così una villa, dalle forme cubiche ispirata alle architetture di Le Courboisier.
La costruzione moresca è in stile Art Déco, corrente di cui il padre dello stesso Majorelle è stato fondatore. Ma è l’intenso colore blu, che ne ricopre interamente le pareti a darle quel carattere unico e intramontabile che le riconosciamo.
Majorelle si occupa personalmente del giardino che diventa rapidamente un luogo contemplativo lontano dal tumulto delle strade. Dispone rare piante esotiche in spazi che giocano con i colori e i materiali dove ogni vialetto guida il visitatore verso una sorpresa, sia essa vegetale o architettonica.
L’apertura al pubblico nel 1947 non è sufficiente al pittore a garantire le risorse finanziarie per mantenere il suo straordinario giardino che, dopo la sua morte nel 1962, finì progressivamente in stato di abbandono.

La rinascita del Giardino Majorelle grazie a Yves Saint Laurent e Pierre Bergé
E’ solo nel 1980 che Yves Saint Laurent e Pierre Bergé acquistano la proprietà e il Giardino Majorelle impedendo che venga trasformato in hotel.
Racconta proprio Bergé che entrambi ebbero un vero colpo di fulmine per quell’oasi abbandonata dove “i colori di Matisse si mescolavano a quelli della natura”.
Gli importanti investimenti uniti alla passione di entrambi per le arti e le piante, permettono di intraprendere le grandi opere di ristrutturazione di cui la proprietà di Majorelle, ribattezzata Villa Oasis, aveva bisogno.
L’architetto Bill Willis si occupa della sistemazione della villa che diventa l’abitazione della coppia, mentre gli spazi verdi sono affidati al paesaggista americano Madison Cox.

Alla morte dello stilista nel 2008, il giardino di Saint Laurent a Marrakech è stato donato da Pierre Bergé alla Fondazione che porta i loro nomi. La creazione del Museo YSL , inaugurato nel 2017 a un mese dalla scomparsa di Bergé, è l’ultima opera di continuità di un luogo straordinario
Il Giardino Majorelle di Marrakech, considerato uno dei più belli del mondo, continua a raccontare l’eredità dei suoi fondatori, accomunati dal profondo amore per il Marocco e la sua cultura.
Cosa vedere al Giardino Majorelle
Durante la visita del Giardino Majorelle di Marrakech passeggerete lungo impeccabili sentierini pavimentati di rosso. Un imponente servizio d’ordine vi aiuterà a seguire il percorso. Purtroppo questa presenza toglie parecchia spontaneità ma riesce anche a regolamentare i tempi per i selfie nei punti più fotogenici.
Il flusso dei visitatori è comunque gestito a gruppi quindi lo spazio non è mai sovraffollato

L’emblematico Blu Majorelle
La rara e affascinante tonalità di blu intenso, ormai nota come blu Majorelle, è stata creata negli anni ’30 dallo stesso Jacques Majorelle ispirato dalle sfumature che incontrava nei souks e nei paesaggi, dalle acque delle montagne dell’Atlante e dalla luce del deserto.
Questa tinta, allo stesso tempo chiara e intensa diventa un filo conduttore nella sua residenza. Ricopre i portoni, le pergole, le giare decorative del giardino, oltre che i muri esterni delle costruzioni.
Il blu, freddo e sofisticato quanto l’ocra di muri di Marrakech è caldo e naturale, rappresenta, in un gioco di contrapposizioni, il profondo omaggio dell’artista al Paese che tanto amava.
Profondo e misterioso, il blu Majorelle, non è solo decorativo. Diventa una cornice visiva che valorizza ed esalta ogni angolo, ogni balaustra e ogni fontana contrastando sorprendentemente con il verde della vegetazione.
Majorelle è stato fonte di ispirazione per molte collezioni di Yves Saint Laurent che ha voluto lasciarvi un suo segno. Ne ha infatti reinventato i colori rinforzando il blu per renderlo ancora più luminoso e aggiungendo il giallo oro, l’arancio e il verde.
Nel Giardino Majorelle di Marrakech, il colore diventa emblematico, un linguaggio identitario che accompagna lo sguardo e rasserena la mente.
Cactus e palme che disegnano gli spazi
Il giardino gioca con il colore dei muri, dei pavimenti e delle balaustre in ferro. Il giallo di alcune pareti, il verde della vegetazione e i riflessi azzurri delle fontane creano un’alchimia cromatica che muta con il passare delle ore.
Passerete da sentieri luminosissimi ad angoli in penombra sempre accompagnati dal profumo intenso dei fiori d’arancio e di gelsomino. Una combinazione che resterà per me l’emblema del Marocco.

Il Giardino Majorelle di Marrakech è famoso per la sua incredibile varietà di palme che con le loro silhouettes allungate caratterizzano il paesaggio.
I cactus tracciano delle linee grafiche in cui si intersecano alberelli e cespugli che sembrano sculture. Vasche e bacini contornati di piante, giocano con i riflessi della luce che rende più profondo il cobalto dei profili e più luminoso il giallo dei vasi.
In un angolo discreto del Giardino Majorelle, trova posto una stele ricavata da un’antica colonna romana. Alla base è inciso il nome di Yves Saint Laurent a cui si è aggiunto nel 2017 quello di Pierre Bergé. Le ceneri dello stilista sono sparse tra le sue amate piante di rose.
Il Museo Berbero: la dimensione culturale del Jardin Majorelle
Bergé e Saint Laurent, fin dal loro arrivo in Marocco , sono stati molto affascinati dalla cultura delle popolazioni Bebere, tra le più antiche del Nord Africa.
All’interno della villa, in quello che era l’atelier di Jacques Majorelle, vi consiglio di visitare il Musée Pierre Bergé delle Arti Berbere.
Vi troverete una collezione di oltre 6000 oggetti e accessori raccolti in giro per il Marocco: dalle montagne del Rif alle sabbie del Sahara.
Gioielli raffinati, armi tradizionali, cesti intrecciati, tessuti e tappeti raccontano la ricchezza di una cultura che, ancora oggi, continua a vivere.

Il giardino privato di Villa Oasi
Il Giardino Majorelle di Marrakesh restò sempre aperto al pubblico. La residenza in cui vissero Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, Villa Oasis, aveva però uno spazio privato, un angolo appartato e silenzioso che adesso è visitabile.
A Villa Oasis la coppia amava soggiornare spesso, soprattutto prima di ogni collezione dello stilista. Era qui che Saint Laurent organizzava le sue feste, qui amava passare del tempo ed era qui. nell’oasi tranquilla delle piante esotiche e delle fontane riposanti. che entrambi desideravano tornare dopo la giornata trascorsa nel caos di Marrakech.
Nel Jardin Privé de Villa Oasis la vegetazione è, se possibile, ancora più lussureggiante, nelle fontane nuotano le carpe e alcune tartarughe si crogiolano al sole sui bordi delle vasche smaltate di verde.
Da non perdere: il Museo YSL nella continuità del Giardino Majorelle
Non è riuscito a vedere la concretizzazione del suo progetto Pierre Bergé che si è spento, all’età di 86 anni, un mese prima dell’inaugurazione del Museo Yves Saint Laurent.
Lo ha fortemente voluto come un omaggio al suo compagno di vita e un luogo di memoria nel cuore della città rossa che tanto ha significato per entrambi.
L’entrata del Museo si trova ad un centinaio di metri dal Jardin Majorelle, sulla stessa via intitolata allo stilista. La moderna costruzione color ocra di 4000 metri quadrati progettata dagli architetti marocchini dello Studio KO, si distingue per le sue forme arrotondate perfettamente integrate nel paesaggio.
Il rivestimento in granito rosa e mattoni ricorda la trama di un tessuto, come un drappo di seta morbidamente disteso.
Vi si accede da un passaggio stretto che sbuca in uno spazio circolare che inquadra le tre lettere incrociate del logo della Maison. L’interno è al tempo sobrio e stupefacente caratterizzato da vetrate coloratissime e un patio stilizzato ricoperto da delicate zellij con al centro una splendida fontana.
Gli archivi custodiscono 5000 abiti e 15000 accessori di alta moda oltre a moltissimi disegni e fotografie.
La sala YSL è un avvolgente scrigno nero che esalta alcune creazioni iconiche dello stilista: l’abito cocktail Mondrian, la giacca safari, lo smoking, il nude-look. Tanti modelli che, passando dal nero del primo periodo alle successive esplosioni di colore, hanno fatto la storia della moda e del costume.
Sarei rimasta ore in questa sala ad ammirare i dettagli dei look indossati dalle celebrità di tutto il mondo ascoltando in sottofondo i suoni del backstage di una sfilata.
Gli altri spazi del Museo comprendono una sala dedicata alle esposizioni temporanee, una galleria fotografica e un auditorium polifunzionale.

Informazioni utili per la visita del Giardino Majorelle di Marrakech
Considerato che si tratta di una delle attrazioni più popolari di Marrakech, la visita del Jardin Majorelle richiede un minimo di pianificazione.
E’ importante acquistare i biglietti online in anticipo: gli ingressi sono contingentati e, nelle ore centrali della giornata, le code possono diventare davvero lunghe. Prenotando prima, potrete scegliere una fascia oraria precisa ed evitare inutili attese sotto il sole.
Nelle prime ore della giornata e al tramonto, la luce è più morbida e l’atmosfera più piacevole. A fine marzo, quando ci sono andata io, l’orario migliore era quello delle 9,00, prima non c’erano abbastanza giochi di luce tra le foglie a causa del sole ancora basso.
Calcolate almeno un paio d’ore per la visita di giardini e includete assolutamente il Musée Pierre Bergé, un piccolo gioiello di cultura locale.
Il Museo Yves Saint Laurent che si trova sulla stessa strada del Giardino ma ha un’entrata diversa e un costo del biglietto separato è, a mio parere, imperdibile.

Orari, biglietti e tariffe
il Giardino Majorelle è aperto tutti i giorni dalle 8,30 alle 18,00 con ultimo accesso alle 17,30. Tenete presente che il Museo Berbero chiude alle 18,00 e il giardino privato di Villa Oasi alle 17,30 e il mercoledì tutto il giorno.
Nella pagina della biglietteria on line troverete, oltre alle date e alle fasce orarie disponibili, le diverse opzioni di biglietti:
- Solo il Jardin Majorelle: 170 DH (circa 15 Euro)
- Giardino e Musée Pierre Bargé: 230 DH ( 22 Euro circa)
- Combinato: giardino, Museo Berbero e Museo YSL: 330 DH (31 Euro circa)
- Solo il Museo Saint Laurent : 140 DH (circa 13 Euro)
Questo sito è il solo autorizzato alla vendita dei biglietti che saranno dotati di un QR Code.
Una volta sul posto, mettetevi in coda dietro al cartello del vostro orario di entrata. Non arrivate con troppo anticipo perché non c’è modo di entrare in una fascia oraria diversa da quella indicata sul biglietto, su questo sono tassativi. Portatevi acqua, cappellino e protezione solare: l’attesa è sotto il sole e i ritardi si accumulano durante la giornata.
Come raggiungere il Giardino Majorelle di Marrakech
Il Giardino Majorelle si trova in Rue Yves Saint Laurent, nel quartiere Guéliz di Marrakech, fuori dalla medina. Il modo più rapido per arrivarci è il taxi che, contrattando un pò, vi costerà 5/6 Euro. Potete anche prendere l’autobus che va all’aeroporto – linea 19 – e che si ferma nelle vicinanze. A piedi dalla Piazza Jemaa-el-Fna sono quasi quattro chilometri.
Come orientarsi all’interno del Giardino

Potrete seguire il percorso solo in senso orario; se volete ritornare in un posto dove siete già passati dovrete rifare il giro.
Poco dopo l’entrata, fate una deviazione per il Giardino Privato della Villa Oasis che si trova all’altezza del bacino quadrato che vedete in basso a sinistra nella mappa. Un sorvegliante vi consegnerà un cartoncino che dovrete restituire una volta tornati all’interno del Jardin Majorelle.
La zona intorno al Museo Berbero è molto fotogenica e quindi molto affollata. Vi si accede tramite un coreografico pergolato ma dovrete aspettare il vostro turno per lo scatto di rito.
Il Giardino Majorelle di Marrakesh vale davvero la visita?
Risposta secca: sì, senza alcun dubbio. Il Giardino Majorelle è un luogo emblematico dove la memoria, l’arte e la botanica dialogano armoniosamente. Passeggiare nei vialetti, ammirare le fontane, stupirsi del blu magico dei muri è rendere un omaggio alla creatività nel suo senso più puro.
E’ vero che il controllo della sicurezza è molto rigido, che gli spazi verdi sono talmente curati da sembrare illusori e che i turisti sono veramente tanti ma questo non cambia il valore dell’ambiente che resta superbo.

Credo che sia fondamentale, prima di visitare il Giardino Majorelle, documentarsi sulla sua origine e sulle personalità che lo hanno abitato: solo così è possibile vivere un’esperienza veramente immersiva.
Lo spazio, i colori e i materiali si svelano come un’opera d’arte in continuo mutamento che invita alla fantasia e all’esplorazione e mi piace pensare che è proprio questa l’eredità artistica che Majorelle, Saint Laurent e Bergé ci hanno voluto lasciare.







