L’Alentejo e l’Algarve sono due regioni diverse, ma entrambe raccontano un Portogallo fatto di luce, spazi aperti e un forte legame con la terra e con il mare.
In Alentejo dominano le distese dorate dei paesaggi rurali e i borghi imbiancati a calce. L’Algarve alterna località molto (troppo) turistiche a tratti di litorale solitari e selvaggi, dove l’oceano sembra essere il solo vero protagonista.
Non era la prima volta che viaggiavamo in Portogallo, ma c’erano luoghi in cui avevamo ancora voglia di tornare e altri a cui sentivamo di dover concedere una seconda possibilità.
L’Alentejo ci aveva talmente conquistati, da farci desiderare di ritrovarlo senza fretta, dedicandogli il tempo che merita, seguendo il ritmo lento delle sue strade tortuose e dei suoi piccoli borghi arroccati. L’Algarve, invece, mi aveva lasciato qualche perplessità: troppo turistico, almeno in alcune zone, per corrispondere all’idea di Portogallo che avevo imparato ad amare. Eppure, prima di archiviarlo tra le destinazioni che non mi avevano convinta, volevo tornarci.
È così che è nato questo itinerario nel sud del Portogallo. Dall’idea di ritrovare un luogo del cuore e guardare con occhi nuovi una regione che mi aveva un pò deluso
Il risultato? L’Alentejo ha confermato il suo posto speciale nei miei ricordi, mentre l’Algarve, cha da un lato non ha smentito la prima sensazione, mi ha anche riservato una sorpresa inattesa. I pasesaggi ancora incontaminati della Costa Vicentina, mi hanno trasmesso un senso di libertà che credevo difficile trovare proprio qui.

Un viaggio oltre l’itinerario: Alentejo e Algarve con un pò di Spagna on the road
I road trips evocano, nel loro termine in inglese, la cultura cinematografica e letteraria americana: strade infinite, orizzonti lontani e un certo senso di avventura. Io li amo anche per un altro motivo. Perché mi costringono ad abbandonare le abitudini del quotidiano, a confrontarmi con l’imprevisto, a lasciare spazio agli incontri inattesi.
Viaggiare senza un percorso del tutto prevedibile, soprattutto per me che sono una pianificatrice ossessiva, significa mettersi in gioco e lasciarsi attraversare da idee ed esperienze diverse. Per me, i viaggi itineranti sono questo: una forma di nutrimento intellettuale, un modo per continuare a imparare, dentro e fuori da sé.
Con l’auto a noleggio presa all’aeroporto di Lisbona, abbiamo percorso un itinerario che ci ha portati dalla regione dell’Alentejo fino al confine con la Spagna.
Eravamo così vicini che non abbiamo resistito e ci siano concessi anche una parentesi di tre giorni in Andalusia. A Carmona ero stata solo di sfuggita mentre Siviglia resta una di quelle città dove è bello tornare ogni tanto come da una vecchia amica.
Rientrati in Portogallo abbiamo proseguito il percorso ad anello verso sud, tra le coste dell’Algarve e gli angoli più selvaggi dell’Atlantico per tornare a Lisbona.
Mi mancava un viaggio on the road in completa autonomia con la libertà di poter cambiare ritmo, prendere decisioni all’ultimo momento, fermarsi lungo la strada e lasciarsi incantare da luoghi che non erano neppure menzionati nella lista delle cose da vedere.

Alentejo: dove ritrovo l’essenza del Portogallo
Alentejo e Algarve sono spesso accomunate quando si parla del sud del Portogallo. In realtà si tratta di due modi molto diversi di vivere il viaggio. Per quanto mi riguarda non ho dubbi: è in Alentejo che ritrovo l’anima profonda del Paese.
La luce dell’Alentejo è unica. Dolce e dorata accarezza i campi di grano dopo la mietitura, si insinua tra i tronchi delle querce da sughero, accende le tegole rosse dei paesi imbiancati.
E’ una terra in cui sembra non esserci fretta. Niente traffico, niente code, nessun elenco di luoghi da visitare prima del tramonto, nessuna prenotazione obbligatoria. Solo silenzio. E spazio. E un orizzonte così profondo che sembra abbracciare la terra intera. Le strade si snodano tra i querceti, le pecore pascolano indisturbate e le cicogne osservano dall’alto dei camini e dei campanili.
Il fascino dell’Alentejo è quello delle cose semplici: un robusto piatto della tradizione, gustato a un tavolo sotto una pergola, un assaggio di vino rosso, un filo d’olio sul pane.
E poi ci sono le città fortificate, i castelli che dominano le colline e infine l’oceano che accompagna il profilo della costa tra dune, spiagge e falesie.

I luoghi dell’Alentejo che abbiamo attraversato
L’Alentejo, come dice il nome, è la regione che si trova al di là del fiume Tago (Tejo in portoghese) e la più estesa del Paese anche se la meno popolata. Con le sue vaste campagne di ulivi, di querce da sughero e di mandorli è, secondo me, anche la più seducente.
Soprattutto l’Alentejo non è una regione da attraversare di fretta. Bisogna adeguarsi al suoi ritmo lento lasciandosi conquistare dalla sua natura generosa e dalla sua ricchezza di arte e di storia.
Come nel resto del nostro viaggio tra Alentejo e Algarve, abbiamo scelto basi diverse, per conoscere i diversi aspetti di questa terra. Abbiamo trascorso una notte presso la Pousada di Marvão, tre in quella di Évora e infine una notte immersi nelle vigne dell’Alentejo, a São Lourenço do Barrocal. Le Pousadas sono una rete di strutture ricettive portoghesi ospitate spesso in edifici storici. Un pò la versione portoghese dei Paradores spagnoli di cui ho parlato in un altro articolo.
Tra una tappa e l’altra, naturalmente, ci sono stati borghi, strade panoramiche e deviazioni impreviste.
Marvão, il borgo sospeso sulla Serra de São Mamede
Il borgo di Marvão domina, dall’alto dei suoi 800 metri, il Parco Naturale della Serra de São Mamede, nell’Alto Alentejo vicino alla frontiera con la Spagna. L’imponente castello medioevale che sovrasta l’abitato gli conferisce un fascino straordinario.
Tra i vicoli stretti e acciottolati del borgo si ritrova l’architettura tipica dell’Alentejo. Facciate imbiancate a calce, balconi in ferro battuto e splendidi portoni in legno incorniciati da profili di pietra.

Évora, il cuore storico dell’Alentejo
Évora, racchiusa all’interno delle sue mura medievali, è un vero museo a cielo aperto. Nel 1986è stata inserita nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Passeggiare per le sue strade significa attraversare secoli di storia, tra piazze raccolte, palazzi signorili e tracce lasciate dalle diverse civiltà.
Tra le sue numerose chiese spicca l’imponente Cattedrale, che custodisce al suo interno un prezioso patrimonio di arte sacra.
Nei dintorni della città, meritano una deviazione altre due cittadine. Estremoz, legata alla tradizione del marmo e dominata dal suo castello, ed Evoramonte, piccolo borgo arroccato su una collina, dove le mura e le stradine silenziose conservano un’atmosfera d’altri tempi.

Una notte nella campagna di São Lourenço do Barrocal
A pochi chilometri dal meraviglioso borgo murato di Monsaraz, nella regione del lago Alqueva, São Lourenço do Barrocal è un boutique hotel di straordinaria bellezza. L’antica tenuta agricola, immersa nella quiete della campagna dell’Alentejo, ha conservato il fascino della sua storia. Un sapiente intervento di recupero, ne ha valorizzato l’architettura e il legame profondo con il territorio. Intorno, duecento ettari di vigneti e uliveti disegnano un paesaggio rurale che fanno del soggiorno un’esperienza di autentico contatto con la natura.
Anche il percorso per raggiungerlo è stato parte del viaggio. Siamo partiti da Vila Viçosa, con le sue celebri cave di marmo, e abbiamo attraversato la valle del Guadiana seguendo un itinerario tra piccoli borghi, strade di campagna e campi di grano. Un tragitto che ci ha permesso di scoprire un Alentejo fatto di paesaggi aperti abitati solo da pecore e pastori e punteggiato da villaggi immacolati, fortificazioni abbandonate e santuari solitari.

Algarve tra delusioni e sorprese
Come mi era già successo durante il primo viaggio in Portogallo, molti anni fa, anche questa volta la costa dell’Algarve più conosciuta, quella che si estende tra Faro e Lagos, mi ha lasciato una sensazione di delusione.
Le spiagge sono meravigliose, di una bellezza quasi irreale, con scogliere dorate, faraglioni scolpiti dal vento e acque turchesi che sembrano uscite da una cartolina. Eppure, basta allontanarsi dalla riva per ritrovarsi in un paesaggio che racconta una storia molto diversa. Interi paesi sono stati trasformati da una cementificazione spesso priva di gusto, tra palazzi anonimi, costruzioni invasive e un’offerta turistica che punta più sulla quantità che sulla qualità.

Anche i centri abitati, che forse un tempo conservavano un fascino più autentico, mi sono sembrati aver perso gran parte della loro poesia. Un pò come per la Costa Brava spagnola sono luoghi in cui la bellezza del paesaggio fatica a convivere con un turismo troppo invadente. È un contrasto che colpisce ancora di più proprio perché la natura, qui, avrebbe tutte le carte in regola per essere protagonista.
La vera sorpresa è arrivata invece sulla Costa Vicentina, dove l’Algarve cambia volto e ritrova una dimensione più selvaggia e autentica. Spiagge immense, falesie scoscesi e angoli di spiagge deserte battute dalle onde dell’Atlantico. Con i suoi 119 km di litorale, unisce la serenità incontaminata dell’Alentejo alla forza impetuosa dell’oceano, lontano dagli scempi di cemento di certi tratti dell’Algarve.

L’itinerario in Algarve
Abbiamo raggiunto la costa dell’Algarve dopo la parentesi di tre giorni in Spagna e, per esplorare questa parte del Portogallo, abbiamo scelto due strutture che condividono la stessa filosofia: entrambe leggermente arretrate rispetto al mare, immerse nella campagna e lontane dal ritmo delle località costiere più affollate.
Anche la scelta degli alloggi ha fatto parte del nostro modo di viaggiare che, con il passare degli anni, è cambiato insieme alle nostre esigenze. Oggi privilegiamo il viaggio lento, il piacere di fermarci qualche giorno nello stesso luogo e la possibilità di vivere il territorio senza fretta. Per questo scegliamo volentieri boutique hotel, dimore di charme e piccole strutture immerse nella natura, luoghi che abbiano una personalità e sappiano raccontare qualcosa del territorio.
La prima è stata Hospedaria, nei dintorni di Tavira, dove abbiamo trascorso due notti. Un’antica taverna e un ufficio postale di inizi ‘900 sono stati trasformati in un elegante boutique hotel di appena cinque camere che restituisce una nuova vita ad un luogo carico di memoria collettiva.
Da qui abbiamo visitato la zona umida del Parco di Ria Formosa e la costa sud dell’Algarve a est di Faro . Tavira è una cittadina elegante e raccolta, che ha saputo preservare gran parte del suo carattere senza cedere a trasformazioni urbane invasive.
Per le tre notti successive ci siamo spostati ad Amaria, nei pressi di Aljezur, sulla Costa Vicentina. Qui le camere, dall’architettura essenziale, sono immerse nella campagna e rivolte verso il paesaggio dell’Atlantico: il mare si intravvede all’orizzonte e il rumore delle onde accompagna la quiete del soggiorno.
Queste due strutture sono state le nostre basi per esplorare volti diversi della costa portoghese: dalle spiagge dell’Algarve orientale e centrale fino a Cabo de São Vicente, per poi risalire lungo il tratto occidentale e scoprire le spiagge selvagge della Costa Vicentina. Due luoghi diversi, ma accomunati dalla possibilità di vivere il territorio con calma, tornando ogni sera alla tranquillità della campagna dopo una giornata trascorsa lungo la costa.

Al rientro da questo viaggio posso confermare che tornare sui propri passi può essere utile. Un territorio non si esaurisce nei luoghi più conosciuti e, a volte, basta guardare dietro l’angolo per trovare paesaggi inaspettati.








