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La storia dei jeans: dal porto di Genova a Hollywood

Non possiamo chiamarli semplicemente pantaloni: la storia dei jeans è la storia di un mito che ha attraversato il mondo. Da quando Levi Strauss e Jacob Davis li brevettarono, esattamente il 20 Maggio del 1873, i jeans sono diventati parte della nostra vita.

Il tessuto, il jeans o il denim, è nato lungo le sponde del Mediterraneo, il pantalone viene da una praticità tutta americana. Il loro successo è mondiale e trasversale.

Anche se i jeans, nella loro lunga storia, sono diventati simboli di gruppi e di classi hanno saputo superare le divisioni e imporsi come un capo di abbigliamento assolutamente democratico.

La storia dei jeans inizia al porto di Genova

Il porto di Genova è sempre stato importante già dal 1500, con cantieri navali all’avanguardia. Per costruire navi capaci di attraversare gli oceani, erano necessari materiali di qualità: legno, cordame e stoffe. I tessuti robusti servivano per fare le vele, per coprire le merci durante le traversate e anche per vestire i marinai e gli scaricatori.

La storia dei jeans: dal porto di Genova a Hollywood
ph dal web

Al cotone e al lino giunti dalla Indie, gli imprenditori del Piemonte unirono la canapa molti diffusa nella zona e crearono un nuovo tessuto resistentissimo: il fustagno. I camalli di Genova, ovvero i portuali, trattavano così male le loro divise che si decise di colorarle di blu per nascondere le macchie. La lingua franca in ambito marinaresco era il francese e così la città di Genova che si traduce Gênes , pronunciata all’inglese diventa Jeans. L’indistruttibile tessuto indaco di Genova è già diventato Blue Jeans!

Nello stesso tempo i francesi, che non vogliono mai restare indietro di un passo, fiutano l’affare e perfezionano la stoffa genovese. Non lontano da Marsiglia, si inizia a produrre un tessuto con la trama che passa sotto a due fili di ordito creando una stoffa blu da un lato e bianca dall’altro. La qualità è migliore, anche se il prezzo più alto, e il nuovo fustagno creato a Nîmes si inizia a chiamare Denim.

Nella battaglia di Marsala persino Giuseppe Garibaldi indossò un paio di jeans, oggi conservato a Roma al Museo del Risorgimento.

Levi Strauss e i rivetti dei jeans

Quante volte abbiamo detto Levi’s invece di dire jeans? Colui che ha dato notorietà ai pantaloni, inizialmente da lavoro e ha fatto la vera storia dei jeans è un ebreo tedesco fuggito in America nel 1851. Loeb Strauss – questo il suo vero nome – veniva da una famiglia di mercanti di stoffe. Narra la leggenda che ancora sulla nave, prese un pezzo di vela e cucì un paio di pantaloni che vendette appena sbarcato racimolando i suoi primi dollari.

Trasferitosi a San Francisco conobbe Jacob Davis un sarto di Reno in Nevada che realizzava le coperture dei carri dei pionieri del West e aveva inventato un paio di pantaloni robustissimi.

La stoffa di Levi e i pantaloni di Davis hanno creato il mito. Nati per essere indossati da allevatori, minatori e cercatori d’oro , i primi jeans erano concepiti come abiti da lavoro. Le tasche, fermate da rivetti in rame, non si rompevano neppure infilandoci gli strumenti più disparati. Però graffivano le selle dei cowboys ….. Eliminando i rivetti dalle tasche posteriori dei suoi pantaloni Levi Strauss ha fatto sì che iniziasse il lunghissimo idillio tra jeans e Far West!

La storia dei jeans: dal porto di Genova a Hollywood
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Ho lavorato tanti anni nel mondo della moda e una volta mi è capitato un cliente che ha reso i jeans acquistati per la sua nuova fidanzata perché i rivetti di strass sulle tasche gli avevano rovinato i preziosissimi sedili in pelle della macchina!… Sia come sia, se ci fate caso ancora oggi nei Levi’s non ci sono i rivetti sulle tasche posteriori.

Il logo dei due cavalli che tirano i pantaloni a dimostrare la loro resistenza e la famosa etichetta rossa hanno fatto la storia dei jeans. John Wayne indossava un paio di Levi’s in ogni film e fu uno dei primi attori a renderli visibili.

Strauss morì prima di vedere il suo capolavoro ulteriormente arricchito dai passanti per la cintura nel 1922 e dalla zip frontale nel 1926. Anche se i mitici 501 hanno e avranno per sempre i bottoncini!

l’evoluzione di uno stile

Mentre gli allevatori del Montana inseguono le mandrie con pantaloni e camicia di jeans e i contadini dell’Ohio indossano l’immancabile salopette in denim, l‘Europa affronta i suoi anni più bui.

Da noi i jeans iniziano a comparire nel dopoguerra portati sul grande schermo da Marilyn Monroe a Audrey Hepburn passando per il James Dean di Gioventù bruciata. che li rese il simbolo della ribellione. Proprio per questo i jeans furono vietati nei college americani.

Quando anche Jacky Kennedy, diventata Onassis, sfoggia a Capri un paio di jeans corti alla caviglia e detti “capri jeans” in omaggio all’isola, tutte le donne li vogliono indossare.

Poi arrivano gli anni ’70, quelli degli hippies e delle proteste studentesche. I jeans sono “a zampa”, larghi al fondo e con la vita bassa e diventano sinonimo di contestazione.

La storia dei jeans: dal porto di Genova a Hollywood
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Gli yuppies della Milano da bere degli anni ’80, per contrapposizione, scelgono di vestirsi in modo elegante e l’era del jeans sembra tramontare. In realtà in questo periodo i grandi stilisti iniziano a creare le loro seconde linee più facili e abbordabili e li inseriscono in collezione. Il mito del jeans non può finire, al classico blue denim si aggiungono i colori del tinto capo e i paninari di San Babila impazziscono per il modello di Armani detto “a carota” con la gamba larga che si stringe al fondo con il risvolto. La vita sale e diventa altissima.

La storia dei jeans: da simbolo di ribellione a capo super fashion

L’invenzione dei tessuti elasticizzati li rende sexy e confortevoli anche per le donne. Inizia il periodo in cui i jeans devono essere strettissimi quasi una seconda pelle. Per infilarli ci si sdraiava sul letto ed erano ancora più belli se scoloriti e un pò rovinati.

Elio Fiorucci con questa grande innovazione e le sue meravigliose pubblicità rende i suoi jeans iconici e richiestissimi.

Nei primi anni ’90 devono avere un aspetto stracciato . Nell’azienda per cui lavoravo, si lavavano con la pietra pomice nelle tasche, in gergo tecnico erano stone washed. In certi casi, per ottenere l’effetto used venivano praticati dei piccoli tagli con la lametta nei punti strategici (ginocchia, tasche ecc) che con il lavaggio industriale si sfilacciavano . C’era una vera cultura dei tipi di lavaggio, di scoloritura e di logoramento.

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La moda, come la storia, ha i suoi corsi e ricorsi. Torna prepotentemente la vita bassa che consente ai giovanissimi di mostrare, oltre all’elastico degli slip, i tatuaggi sul fondoschiena. I jeans larghi e il cavallo bassissimo diventano la divisa dei rapper. Ma il connubio tra musica e moda merita un approfondimento a parte.

Oggi i jeans sono celebrati con ricami di strass e di paillettes, stracciati sulle ginocchia, personalizzati e brevettati con materiali innovativi. Hanno spesso costi esorbitanti e sono diventati un capo molto fashion esaltato da ogni stilista. Personaggi pubblici, attori e influencer li indossano dovunque e in ogni occasione.

Nelle nuove proposte di stagione, la vita sale di nuovo la gamba non è più così skinny e la storia dei jeans continua intramontabile.

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