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Il manicomio di Van Gogh a Saint-Rémy de Provence

Davanti al manicomio di Saint-Rémy“, è uno dei quadri di Van Gogh che mi è rimasto maggiormente impresso. Nei tratti rapidi e nel giallo intenso si percepisce tutto il dramma della consapevolezza della malattia. L’artista, infatti scelse volontariamente di farsi ricoverare qui nel maggio del 1889.

L’ospedale psichiatrico di Saint Paul de Mausole, a pochi chilometri da Saint-Rèmy, è il luogo dove il pittore ha trascorso il periodo più drammatico della sua vita.

Il manicomio di Van Gogh a Saint-Rémy de Provence

Il manicomio dove Van Gogh iniziò a morire

L’ex monastero di Saint Paul de Mausole, il manicomio di Van Gogh, ospita ancora oggi una clinica psichiatrica che porta il suo nome.

Un viale alberato conduce ad una chiesetta da cui si accede al chiostro.

Al primo piano dell’edificio principale è stata ricostruita la camera occupata da Van Gogh all’epoca del suo internamento.

Nonostante sia una bella giornata estiva non ritrovo i colori accesi dei suoi quadri, la luce del giardino è dolce e avvolgente.

Credo che per comprendere veramente i dipinti di Van Gogh , si debba guardare la natura con i suoi occhi, interpretarla con il dolore della sua anima.

Nel manicomio di Saint Paul, Van Gogh realizzò oltre 150 dipinti con una frenesia e un’urgenza che manifestavano la sua profonda voglia di esprimersi.

Il manicomio di Van Gogh a Saint-Rémy de Provence

La statua nel cortile mostra una persona fragile, incurvata, con lo sguardo perso. Era così che gli ospiti della casa di cura lo dovevano vedere mentre riempiva tele su tele di tratti esasperati.

All’epoca di Van Gogh, nel manicomio c’erano 18 malati di mente che lui stesso ha detto di preferire alle persone sane. “Sono più discreti ed educati di tanti arlesiani ” scrive al fratello.

La stanza chiusa a chiave

Nel manicomio di Saint Paul, le condizioni non erano drammatiche anche se i degenti erano tenuti a rispettare ritmi regolari e regole ferree. I dormitori erano chiusi e sorvegliati , la sveglia era alle 5,30 estate e inverno; i guardiani vigilavano sui malati che potevano dedicarsi a piccole incombenze quotidiane, ma dopo le 20,00 tutti dovevano essere a letto.

Nella maggior parte dei casi le cure non erano invasive e si limitavano a dei bagni caldi – le vasche sono ancora visibili – per calmare le crisi.

Nei racconti al fratello Vincent minimizza la sua situazione limitandosi a criticare la scarsa qualità del cibo. In realtà solo nei primi tempi gli era concesso di uscire per dipingere. Dopo aver tentato il suicidio inghiottendo le sue tempere, viene confinato in una stanza chiusa a chiave.

Il manicomio di Van Gogh a Saint-Rémy de Provence

E’ incredibile pensare che è tra queste pareti che nascono Gli iris, La stanza, (quella della sua casa di Arles abbandonata dopo la lite con Guguin), L’arlesienne e la drammatica Notte stellata con quelle pennellate piene di angoscia intorno al campanile appuntito di Saint-Rémy.

Dipingere per resistere

Dalla finestra del corridoio si vede un campo di lavanda, sullo sfondo le coltivazioni di grano, vigne, girasoli e ancora quella luce di Provenza che tanto lo aveva incantato ad Arles.

Van Gogh dipinge perché è convinto che sarà la pittura a salvarlo dalla follia, perché “l’arte è un addestramento alla sopravvivenza”.

Il manicomio di Van Gogh a Saint-Rémy de Provence

Un anno dopo il suo arrivo, Van Gogh viene dimesso perché considerato “guarito”. In verità la diagnosi di epilessia fatta al manicomio di Saint Paul non era corretta, oggi si sarebbe detto che era affetto da porfiria acuta, una rara malattia genetica che colpisce il corpo e la mente e forse si sarebbe curato.

Il suo genio, così vicino alla follia, lo ha fatto entrare in empatia con le persone e ha reso le sue opere immortali.

I suoi tratti marcati e frenetici , così pieni di colore ci parlano del suo tormento, che ci sembra così tangibile nei tratti carichi di colore di una natura che diventa infine persino ostile all’uomo. Uno dei suoi ultimi quadri, il campo di grano con volo di corvi lascia presagire la tempesta che arriverà. Il temporale sta per abbattersi sulla campagna gialla e i corvi, nerissimi, si allontanano in volo.

Nell’anima di Van Gogh si stava formando la stessa implacabile tormenta che questa volta non riuscirà a superare. Morirà suicida il 28 luglio 1890, pochi mesi dopo essere uscito da Saint Paul.

Ripercorrendo a ritroso il vialetto silenzioso e ombreggiato,mi fermo a osservare le riproduzioni di alcuni quadri famosi collocati in un ambiente simile a quello che probabilmente li ha ispirati. Riconosco gli angoli del giardino, i colori dei muri. E mi assale una profonda malinconia per quell’animo tormentato che non ha trovato pace neppure nella sublime bellezza dell’arte.

Il manicomio di Van Gogh a Saint-Rémy de Provence

22 Replies to “Il manicomio di Van Gogh a Saint-Rémy de Provence”

  • Grazie Antonella per questo tuo articolo. Sarei dovuta andare nel sud della Francia per le vacanze pasquali e avevo inserito Saint Rémy de Provence nel mio itinerario. Spero tanto di poter fare questo viaggio l’anno prossimo, intanto ho sognato un po’ leggendo il tuo post. La Francia, in particolare modo il sud, mi affascina moltissimo.

    • Saint-Rémy è una località che mi piace particolarmente e ogni tanto ci riesco ad andare. Stavolta ho voluto visitare l’ex convento di Saint Paul per imparare qualcosa di più sulla vita di Van Gogh

  • Hai saputo descrivere in maniera molto delicata la situazione drammatica di una persona che è un artista, un genio con però le debolezze di tante persone comuni. Non avresti potuto usare una parola migliore: una malinconia profonda.

    • E’ esattamente quello che ho provato uscendo da quel luogo… amiamo tanto i suoi quadri e spesso non ci chiediamo quale sofferenza ci sia stata dietro

  • Incredibile quanta sofferenza e dolore si nascondono dietro alcuni dipinti. Li guardiamo senza conoscere la disperazione con cui sono state date quelle pennellate colorate o quelle ombre scure. Molto interessante il tuo articolo. Profondo è anche il messaggio che può trasmettere, visto che le malattie mentali sono, ancora oggi, sottovalutate.

    • Concordo perfettamente, i problemi mentali vengono spesso ignorati per paura o per vergogna e invece spesso si potrebbero risolvere

  • Ho trovato molto bello questo post, sembrava di leggere l’inizio di un romanzo. Un’artista stupendo. Ho visto alcuni dei suoi quadri e assistito alla mostra interattiva, semplicemente meraviglioso.

    • Io lo amo particolarmente, cerco di andare a tutte le mostre e ad Amsterdam ho visitato il museo a lui dedicato. La sua storia personale è molto travagliata ma proprio per questo tormento sono nate le sue incredibili opere

  • Ho da poco visto Loving Vincent su Amazon Prime e leggere queste tue parole mi ha riportato al tormento e alla disperazione che doveva vivere Vincent. Un’esistenza completamente dedicata all’arte e non compresa da nessuno se non da suo fratello.
    Penso che visitare questo luogo mi riempirebbe di enorme tristezza.

    • suo fratello lo amava molto, era lui che provvedeva a pagargli la retta della casa di cura e gli mandava i colori che non smetteva di chiedere. Fu in realtà la cognata a credere fermamente in lui e a promuovere le sue opere.

  • Davvero molto toccante il tuo post, hai saputo rendere alla perfezione lo stato d’animo di Van Gogh. Di recente mi è capitato di visitare una struttura simile e sono posti che non lasciano indifferenti.

    • I malati di mente sono sempre considerati in qualche modo degli emarginati, figuriamoci come potevano essere trattati a fine ‘800.. chi non era veramente pazzo lo diventava rinchiuso li dentro

  • Questo articolo mi è piaciuto tanto! Adoro Van Gogh e la tua descrizione trasmette le emozioni che hai provato durante la visita. Sicuramente un luogo da vedere se si ama l’artista.

  • E’ da un po’ che ho in programma qualche giorno proprio in quelle zone con Saint Remy ed il manicomio ma per un problema o per un altro ho dovuto rimandare. Spero che il 2021 possa essere l’anno buono.

  • Un post bellissimo, hai raccontato con trasporto ma con delicatezza una vita piena di arte ma anche drammatica.
    Grazie per questo contributo, è una visita da fare senza alcun dubbio.

  • Deve essere davvero triste ed emozionante visitare questo posto. Triste perchè i manicomi lo sono sempre, emozionante perchè nonostante tutto qui è riuscito a creare opere meravigliose.

    • fortunatamente sulla cura delle malattie mentali sono stati fatti passi da gigante, rimane il rammarico di non aver compreso fino in fondo la personalità di un genio come Van Gogh

  • Racconto bellissimo e dettagliato, si percepiscono le emozioni contrastanti che hai provato durante la visita. Deve essere stata un’esperienza molto particolare!

    • Amo particolarmente Van Gogh e la sua vita travagliata mi commuove ogni volta che ci penso

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