A inizio ‘900 cabarets, café-chantant, teatri e sale da ballo animano le strade e i locali di Parigi: Henri de Toulouse Lautrec osserva le notti di Montmartre e ne assorbe l’atmosfera.
Luoghi mitici come il Mulin Rouge e Le Mirliton diventano il cuore di una città vivace e anticonformista, pervasa da quello spirito di libertà e irriverenza che l’ha resa memorabile.
La Belle Époque, con il suo fermento culturale e la sua incessante creatività artistica, avrà una enorme influenza su tutta l’arte di Toulouse -Lautrec.

Belle Époque: Parigi tra luci, arte e divertimento
Durante la Belle Époque, Parigi brilla di mille luci, è la Ville Lumière!
Tra due Esposizioni Universali, quella del 1889, che celebra il centenario della Rivoluzione e quella del 1900, che accoglie il nuovo secolo, Parigi diventa una calamita per il mondo intero.
La Tour Eiffel, costruita proprio in occasione dell’Esposizione del 1889, celebra il trionfo della modernità e della rivoluzione industriale. Nel 1900 viene inaugurata la prima linea della metropolitana, la città corre veloce verso il futuro.
Anche la cultura vive un momento di grande fermento. Pittura, scultura, musica e architettura sperimentano nuove forme. Gli impressionisti osservano la città con occhi nuovi e la raccontano così com’è. I grandi boulevard haussmanniani, il fumo della Gare Saint-Lazare, la luce che cambia continuamente sulle strade.
È il momento d’oro dei cabaret e dei café-chantant. Il Moulin Rouge inaugura nel 1889 e Montmartre diventa il palcoscenico di una Parigi vivace, irriverente e un po’ sfrontata. Nei locali fumosi della Butte, il pubblico si accalca per assistere al can-can scatenato delle ballerine, con le loro gonne sollevate e i celebri mutandoni di pizzo.

Parigi è una città che vuole divertirsi. La ricchezza prodotta dall’industria alimenta una voglia di festa che unisce le classi sociali nella stessa ricerca di spensieratezza. E, ça va sans dire, anche di piacere. Le “cocottes” e la loro variegata clientela arrivano in città da ogni parte del mondo e la vita notturna è più animata che mai.
In questa Parigi, libera, creativa e un po’ sfacciata, che si inserisce , perfettamente a suo agio. Toulouse-Lautrec. È il suo mondo: osserva la vita notturna di Montmartre, ne frequenta i locali e ne assorbe personaggi, gesti e atmosfere, trasformandoli in immagini che finiranno per diventare il volto stesso della Belle Époque.
Montmartre, il cuore artistico di Parigi
Rifugio per artisti squattrinati, quartiere di nottambuli, laboratorio di avanguardie. Durante la Belle Époque Montmartre vive un periodo di straordinario fermento.
Quello che alla fine 1800 è ancora un vivace villaggio di campagna con i suoi balli popolari, i caffè-concerto, e i circhi, offre ai pittori una moltitudine di scene di vita moderna, in pieno stile bohémien.
Una giovane generazione di artisti anticonformisti, attirata anche dal costo contenuto di consumazioni alcoliche e affitti, fa della Butte la propria casa.
Il capolavoro di Renoir “Bal du Moulin del la Galette” restituisce tutta la vitalità di questo mondo. Il movimento dei personaggi, le conversazioni, le danze raccontano di una società che ha voglia di divertirs.i
Dopo di lui arrivano Van Gogh, che racconta la vita di strada ed Henri de Toulouse-Lautrec, principe delle notti calde di Montmartre, destinato a diventare l’interprete più riconoscibile di un’epoca di spensieratezza e libertà.

Henri de Toulouse-Lautrec, il pittore della vita notturna
Toulouse-Lautrec è sicuramente uno dei pittori più amati di inizio secolo ed è soprattutto uno dei più legati al quartiere di Montmartre.
Nato ad Albi nel 1864, Henri de Toulouse-Lautrec scopre il quartiere nel 1882, quando arriva a Parigi per studiare pittura. Inizia a frequentare altri artisti e si immerge nella vivace vita dei locali della Butte.
Montmartre e la sua atmosfera entrano così nella sua pittura. Toulouse-Lautrec trova proprio nelle strade, nei cabaret, nelle ballerine e nei personaggi che animano le notti del quartiere una fonte inesauribile di ispirazione.
Non abbandonerà mai davvero quel mondo, fino a diventare una delle figure più indissolubilmente legate alla storia di Montmartre.

Proveniente da un’antica famiglia aristocratica, Henri de Toulouse-Lautrec è un uomo libero, poco incline a esprimere giudizi. Una grave fragilità fisica ne condiziona lo sviluppo e lo accompagna per tutta la vita, senza però impedirgli di vivere con straordinaria intensità.
A Montmartre, il quartiere antiborghese per eccellenza, si sente perfettamente a suo agio. Qui artisti, prostitute, aristocratici, borghesi e gente del popolo si incontrano nei caffè, nei cabaret e nelle strade. Toulouse-Lautrec osserva tutti con lo stesso sguardo elegante e selettivo, talvolta velato di malinconia.
Tra i luoghi indissolubilmente legati al pittore c’è il Moulin Rouge, per il quale realizza nel 1891 il primo celebre manifesto pubblicitario, trasformando l’affiche in forma d’arte.
Al Mirliton espone alcune delle sue prime opere e realizza numerosi manifesti che contribuiscono a creare l’immagine inconfondibile dello chansonnier Aristide Bruant, compreso quello del Concert de l’Ambassadeur, che tappezzerà le strade di Parigi.
Il vero genio di Toulouse-Lautrec, morto a nel 1901 a soli trentasei anni, al di là della sua straordinaria padronanza del tratto e del colore, sta proprio nella capacità di raccontare Montmartre senza mostrarlo mai completamente. È così che riesce a trasformare la vita quotidiana del quartiere in un racconto universale della Belle Époque.
I personaggi di Montmartre attraverso lo sguardo di Toulouse-Lautrec
A rendere vivo il mondo di Toulouse-Lautrec sono soprattutto i suoi personaggi, gli uomini e le donne che incontra ogni notte nei locali di Montmartre e che diventano protagonisti delle sue tele e dei suoi manifesti.

La ballerina Louise Weber, conosciuta come La Goulue, approda al Moulin Rouge nel 1889 e diventa presto una delle sue protagoniste più celebri.
In coppia con Valentin le Désossé, così chiamato per la sua straordinaria agilità, forma una coppia leggendaria.
Goulue significa “ingorda” e il nomignolo allude alla fama di vorace mangiatrice e bevitrice di Louise. Ma è soprattutto la sua interpretazione sfacciata e provocatoria del chahut, una variante scatenata del can-can, a renderla famosa.
La Goulue balla, si esibisce e provoca il pubblico con un’energia incontenibile, incarnando perfettamente lo spirito irriverente della notte di Montmartre.
Diventa una modella ricorrente di Toulouse-Lautrec, che ne coglie il carattere esuberante e la presenza scenica, trasformandola in uno dei volti più riconoscibili della sua Parigi.
Se La Goulue rappresenta l’anima sfrenata e provocatoria del Moulin Rouge, Jane Avril ne incarna il lato più elegante e malinconico. Esile, pallida, con una figura sinuosa e movimenti nervosi, si distingue per uno stile di danza personale e raffinato, lontano dall’esuberanza delle altre ballerine. Toulouse-Lautrec la ritrae più volte e riesce a renderla immediatamente riconoscibile attraverso pochi tratti essenziali: la figura slanciata, il movimento sinuoso del corpo e soprattutto l’importante cappello di piume, che diventa la sua firma nei manifesti dell’artista.
E’ lei la protagonista del celebre affiche del Divan Japonais ritratta nel ruolo di spettatrice insieme al giornalista Édouard Dujardin. Sul palco si esibisce la ballerina Yvette Guilbert riconoscibile dai lunghi guanti neri che Toulouse-Lautrec trasforma in un vero e proprio segno distintivo.
Anche Aristide Bruant, lo chansonnier dal carattere burbero e dalla voce inconfondibile, diventa uno dei personaggi più celebri della sua pittura. Il cappello a larghe falde, la sciarpa rossa e la lunga giacca nera bastano a Toulouse-Lautrec per trasformarlo in un’icona immediatamente riconoscibile della notte di Montmartre.
Di May Milton, invece, si conosce poco se non che era inglese e che lavorò per una stagione al Moulin Rouge. Un giovane Picasso la rese eterna nel suo celebre dipinto “La camera blu”

Nelle sue litografie dedicate alla vita notturna parigina, Toulouse-Lautrec riesce a cogliere il gesto, la postura o l’accessorio che rende un personaggio immediatamente riconoscibile.
Bastano pochi tratti per abbozzare la silhouette della Goulue con il suo alto chignon; il critico teatrale Francisque Sarcey si distingue per il cappotto blu e la rigida tuba, mentre il profilo aquilino di Valentin le Désossé, stagliato in primo piano sul manifesto, sembra un’ombra cinese.
È questa la caratteristiche della sua arte che mi affascina di più: la capacità di raccontare una persona attraverso un solo dettaglio, trasformandolo in un segno grafico deciso che elimina il superfluo e suggerisce il personaggio restituendone l’essenza.
Toulouse-Lautrec in mostra ad Aix-en-Provence
Fino al 4 ottobre, il Caumont – Centre d’Art di Aix-en-Provence presenta la mostra Toulouse-Lautrec, creatore di icone.
Tra dipinti, manifesti e litografie, il percorso è un‘immersione nella Parigi della Belle Époque e nel mondo di Montmartre, raccontato attraverso i suoi personaggi più celebri. Un’occasione per ritrovare molti dei protagonisti di questo post e osservare da vicino quella straordinaria capacità di Toulouse-Lautrec di trasformare persone, gesti e dettagli in immagini indimenticabili.
Dopo Toulouse_Lautrec, una passeggiata ad Aix
La visita al Caumont può essere l’occasione per scoprire anche Aix-en-Provence, città elegante e ricca di storia. Dopo le atmosfere della Parigi di Toulouse-Lautrec, vale la pena perdersi tra le sue strade alla scoperta delle tante fontane e dei bellissimi hôtels particuliers. Qui vi racconto la mia visita alla cittàLa mostra è ospitata proprio all’interno di una di queste dimore di fine settecento con un magnifico giardino.







