Cosa vedere alle Svalbard: viaggio tra ghiacciai, fiordi e natura artica

Cosa vedere alle Svalbard, l'arrivo di fronte allo Smeerenburgbreen

Ma cosa vai a fare fin lassù? Cosa vai a vedere alle Svalbard? E’ questa una delle domande che mi sono sentita rivolgere più spesso prima di partire.

Non ci sono grandi città, luoghi simbolo o musei da visitare. Alle Svalbard la vera protagonista è la natura. Ghiacciai imponenti che si tuffano in mare, fiordi profondi e montagne così aguzze da ispirare a Barentsz, il primo esploratore che raggiunse queste isole, il nome di Spitsbergen – montagne aguzze – per l’isola principale.

E poi c’è la luce dell’Artico, che muta di continuo e rende ogni panorama diverso da quello visto solo pochi minuti prima. Di fronte al ghiacciaio Monaco ho visto in poche ore mutare il cielo da azzurro intenso a grigio di tempesta per poi lasciar spuntare un sole vivido attraverso le nubi che ha illuminato le montagne che pochi istanti dopo erano invisibili nella nebbia.

Ecco cosa sono andata a cercare in questo remoto arcipelago del Mar Glaciale Artico: una immersione totale nella bellezza selvaggia di una natura che continua ad imporsi con forza.

Cosa vedere alle Svalbard: viaggio tra ghiacciai, fiordi e natura artica

Le Svalbard compaiono già nelle saghe islandesi del XIII secolo, ma la loro scoperta ufficiale è attribuita al navigatore olandese Willem Barents. Nel 1596, mentre era alla ricerca del Passaggio a Nord-Est, si imbatté in questo remoto arcipelago impressionato dalle vette affilate delle sue montange.

Barents aveva già tentato due volte di aprire una rotta verso l’Asia attraverso il Mar Glaciale Artico, ma era sempre stato costretto a tornare indietro a causa dei ghiacci. Durante la sua terza e ultima spedizione, la nave rimase completamente intrappolata nella banchisa e l’equipaggio fu costretto a trascorrere l’inverno in condizioni estreme sull’isola di Novaja Zemlja, che oggi appartiene Russia. Barents morì durante il viaggio di ritorno, probabilmente per lo stremo.

Da quel momento le Svalbard divennero teatro di una intensa caccia alle balene e, nei secoli successivi, di attività minerarie legate all’estrazione del carbone.

Cosa vedere alle Svalbard: viaggio tra ghiacciai, fiordi e natura artica

Le Svalbard sono state anche il punto di partenza di alcune delle più celebri spedizioni polari. Tra queste spicca quella del 1926, quando il grande esploratore norvegese Roald Amundsen si unì le forze al pilota e progettista di dirigibili italiano Umberto Nobile.

Il 23 maggio 1926 i due partirono dalle Svalbard a bordo del dirigibile Norge e, dopo circa quindici ore di volo, sorvolarono il Polo Nord, realizzando la prima traversata aerea documentata della calotta artica. Due giorni dopo raggiunsero l’Alaska, completando un viaggio di oltre 5.000 chilometri.

il Trattato delle Spitzbergen del 1920, riconosce la sovranità norvegese sull’arcipelago. Cinque anni più tardi le isole assumono ufficialmente il nome di Svalbard, mentre Spitsbergen continua a identificare la maggiore delle isole.

Le Svalbard appartengono alla Norvegia e sono amministrate da un governatore con sede a Longyearbyen. Proprio in virtù del Trattato delle Spitzbergen, l’arcipelago gode però di uno statuto speciale,, che lo rende un territorio demilitarizzato e neutrale.

Il trattato riconosce inoltre a tutti i Paesi firmatari il diritto di sfruttarne le risorse naturali e di istituire basi e stazioni di ricerca scientifica. Per molti decenni l’Unione Sovietica gestì la miniera di carbone di Pyramiden e, fino agli anni Novanta, la presenza russa nell’arcipelago fu persino più numerosa di quella norvegese.

Cosa vedere alle Svalbard: viaggio tra ghiacciai, fiordi e natura artica

Abbiamo scelto di esplorare le Svalbard dal mare, a bordo della MS Serenissima. Vi racconto qui la nostra crociera alle Svalbard. E’ stata la soluzione migliore per apprezzare la vastità e l’asprezza di questo arcipelago.

Sono stati soprattutto i ghiacciai, che comparivano maestosi davanti alla prua della nave, a scandire il ritmo della navigazione. Uno dopo l’altro, con le loro pareti verticali di ghiaccio che si tuffano nei fiordi, ci hanno accompagnato lungo il viaggio, regalandoci alcuni degli spettacoli più emozionanti delle Svalbard.

Cosa vedere alle Svalbard: viaggio tra ghiacciai, fiordi e natura artica

L’arcipelago delle Svalbard è composto da tre isole principali: Spitsbergen, la più grande, Nordaustlandet, la terra di nord-est, e l’Isola degli Orsi, a sud. Ad eccezione delle poche persone presenti su quest’ultima, l’unica isola abitata stabilmente è Spitsbergen, dove circa 2.500 persone vivono a Longyearbyen e negli altri piccoli agglomerati, tra loro non collegati da alcuna strada.

Quindi, cosa vedere alle Svalbard? Il paesaggio è dominato dal ghiaccio: circa due terzi dell’arcipelago sono ricoperti da ghiacciai, alcuni dei quali raggiungono uno spessore di 300-400 metri. È proprio questa presenza millenaria del ghiaccio ad aver modellato le coste frastagliate, scavato profondi fiordi e dato forma alle montagne dalle cime affilate, creando alcuni dei paesaggi più spettacolari dell’Artico. Le acque, mitigate dalla corrente del Golfo, rimangono navigabili per buona parte dell’anno e permettono di esplorare l’arcipelago anche dal mare.

Cosa vedere alle Svalbard: viaggio tra ghiacciai, fiordi e natura artica

Ammirato dal ponte di prua, il fronte blu intenso del Borebreen è uno spettacolo difficile da dimenticare. La sua bellezza ha fatto da cornice alla nostra prima cena a bordo. Il Borebreen è interessato da un fenomeno noto come surging. si tratta di una fase di instabilità durante la quale il ghiaccio, normalmente lentissimo, può arrivare a spostarsi di alcune decine di metri al giorno.

Accade quando il ghiacciaio accumula una grande quantità di ghiaccio alle quote più elevate e inizia a scivolare rapidamente verso valle, riversando enormi masse di ghiaccio nel fiordo. Il risultato è un paesaggio in continuo movimento, dove anche ciò che sembra immobile può improvvisamente cambiare.

Nella parte più interna del Bjørnfjorden si apre il fronte glaciale dello Smeerenburgbreen. Una parete di ghiaccio alla quale ci siamo avvicinati con gli zodiac durante lo sbarco pomeridiano. Il nome Smeerenburg significa letteralmente “baia del grasso”. Qui sorgeva, infatti, una stazione per la caccia alle balene fondata dai marinai olandesi, dove il grasso dei cetacei veniva lavorato per ricavarne olio.

Le guide ci hanno spiegato che circa il 57% delle Svalbard è ancora ricoperto dai ghiacci, ma che i ghiacciai stanno arretrando rapidamente. L’Artico si sta riscaldando a un ritmo molto più veloce rispetto alla media globale, e il loro progressivo ritiro è uno dei segnali più evidenti del cambiamento .

Cosa vedere alle Svalbard: viaggio tra ghiacciai, fiordi e natura artica

E’ valsa la pena anticipare la sveglia mattutina per ammirare il fronte del Lillieöökbreen, il ghiacciaio dello Spitsbergen con il fronte più ampio. Dai suoi impressionanti cinquanta metri di altezza si staccano spesso grossi iceberg che riempiono il fiordo e rendono la navigazione davvero spettacolare.

Il Monacobreen prende il nome dal Principe Alberto I di Monaco, appassionato di esplorazioni, che tra fine Ottocento e inizio Novecento finanziò diverse spedizioni alle Svalbard. Le sue campagne di ricerca contribuirono alla conoscenza geografica e naturalistica dell’arcipelago, ancora allora in gran parte inesplorato.

Ci siamo avvicinati al ghiacciaio a bordo di uno Zodiac, fino a trovarci di fronte all’imponente fronte glaciale largo circa 5 chilometri. Da questa distanza la parete di ghiaccio sembra estendersi senza fine, con pinnacoli, crepacci e superfici dalle tonalità che vanno dal bianco al blu intenso. Un blu quasi irreale capace di calamitare lo sguardo.

Il colore non è dovuto a una particolare composizione del ghiaccio, ma al modo in cui la luce lo attraversa. Nel ghiaccio molto compatto e privo di bolle d’aria, la luce penetra più in profondità. Le lunghezze d’onda più lunghe, vengono assorbite maggiormente, mentre quelle più corte, nella gamma del blu, vengono diffuse e rimandate verso i nostri occhi. Più il ghiaccio è antico, spesso e compatto, più questo effetto diventa evidente.

Davanti al ghiacciaio ci siamo resi conto che la parete non era immobile. Il Monacobreen è un ghiacciaio di tipo tidewater, cioè arriva direttamente al mare in maniera quasi verticale, e il suo fronte è in continuo movimento. Di tanto in tanto, con un rumore sordo un blocco di ghiaccio si staccava dalla parete, precipitando in acqua. Incredibile assistere così da vicino al fenomeno chiamato del calving, che alle Svalbard è parte integrante del paesaggio glaciale.

Intorno a noi galleggiavano piccoli iceberg, mentre sulle montagne la neve lasciava spazio a rocce scure modellate da milioni di anni di erosione. E’ stato un momento in cui mi sono sentita piccolissima al cospetto di una parete di ghiaccio lunga chilometri. Un momento in cui la grandezza del paesaggio artico ha preso il sopravvento su tutto.

Cosa vedere alle Svalbard: viaggio tra ghiacciai, fiordi e natura artica

Il blu del Monacobreen mi ha riportato alla mente un altro grande ghiacciaio incontrato dall’altra parte del mondo, in Patagonia. Anche al Perito Moreno ero rimasta fortemente impressionata dal rumore improvviso dei distacchi del ghiaccio dalla parete principale. Qui però, davanti al Monacobreen, persa nella vastità dell’Artico, tutto assumeva una dimensione ancora più estrema.

Se dovessi scegliere il fiordo che più mi è piaciuto durante il viaggio alle Svalbard, probabilmente sarebbe il Magdalenefjorden. Un paesaggio che sembrano racchiudere l’essenza dell’Artico: montagne che si innalzano direttamente dal mare, ghiacciai che scendono fino all’acqua e un silenzio irreale. Ma ciò che lo rende ancora più affascinante è la sua storia fatta di esploratori e balenieri, prime presenze umane in queste terre estreme.

Il nome Magdalenefjorden compare già sulle carte del XVII secolo e, secondo gli storici, fu attribuito da navigatori olandesi o inglesi in onore di Maria Maddalena, seguendo l’usanza di assegnare alle nuove terre esplorate nomi della tradizione cristiana.

All’inizio del Seicento il fiordo divenne uno degli approdi più importanti dello Spitsbergen. La sua ampia baia, riparata dai venti e dai ghiacci alla deriva, offriva un ancoraggio sicuro alle navi dei balenieri che ogni estate vi facevano ritorno per cacciare la balena della Groenlandia.

Oltre all’abbondanza di balene, che poverine restavano intrappolate nel fiordo, la geografia del luogo consentiva anche di lavorare le prede direttamente sulla costa. Lungo le rive sorsero così stazioni stagionali dove il grasso veniva trasformato in olio. Questa attività ebbe però conseguenze devastanti dato che la caccia intensiva portò al crollo della popolazione di balene della Groenlandia, che finirono per scomparire dalle acque delle Svalbard.

Cosa vedere alle Svalbard: viaggio tra ghiacciai, fiordi e natura artica

Tra le tante cose da vedere alle Svalbard, un’altra tappa che mi ha colpita, sia per la bellezza del paesaggio che per il suo valore storico, è stato il Texas Bar.

Oggi appare come una semplice e isolata capanna di legno affacciata sul Liefdefjorden, ma racconta un capitolo affascinante della vita nelle Svalbard.

Costruito negli anni Venti del Novecento come rifugio per trapper – i cacciatori di pellicce, questo piccolo edificio testimonia un’epoca in cui sopravvivere nell’Artico richiedeva coraggio, ingegno e una straordinaria capacità di adattamento.

Cosa vedere alle Svalbard: viaggio tra ghiacciai, fiordi e natura artica
Cosa vedere alle Svalbard: viaggio tra ghiacciai, fiordi e natura artica
Cosa vedere alle Svalbard: viaggio tra ghiacciai, fiordi e natura artica

Nonostante il paesaggio sbalorditivo che circonda questa capanna, che definire spartana è un’esagerazione, io non riuscirei a trascorrervi più di qualche ora in completa solitudine circondata dai ghiacci e dal vento. Amanda, la nostra giovane guida norvegese ci ha invece detto che lei ci sarebbe stata alcune settimane rispettando la tradizione che vuole che chiunque entri debba lasciare una bottiglia di whiskey per il visitatore successivo, sentendosi libero di bere quelle che vi ha trovato.

Quello delle Svalbard è un ecosistema fragile e prezioso da osservare con rispetto e salvaguardare con amore.

Tra le cose da vedere alle Svalbard, uno degli incontri più emozionanti è senza dubbio quello con l’orso polare, il più grande predatore terrestre. Lo abbiamo visto soltanto da lontano, una piccola sagoma chiara che si muoveva lungo la costa prima di gettarsi in mare e nuotare con sorprendente agilità. Avremmo potuto avvicinarci ancora un pò e magari scattare delle foto spettacolari ma le guide e il comandante della Serenissima hanno scelto di non interferire oltre con il suo spazio. Lo abbiamo salutato così, mentre si allontanava sicuro tra le acque gelide dell’Artico, nel suo regno incontrastato.

Cosa vedere alle Svalbard: viaggio tra ghiacciai, fiordi e natura artica

Le Svalbard sono un paradiso per gli appassionati di birdwatching, l’arcipelago ospita una incredibile concentrazione di uccelli. Abbiamo avuto la fortuna di osservarne numerose specie tra cui il Rock Ptarmigan. Il caratteristico verso della pernice bianca delle Svalbard, è il primo vero annuncio della primavera artica.

Gli animali che mi hanno conquistata più di tutti, però, sono stati i pulcinella di mare. Con il loro inconfondibile becco arancione, le zampette dello stesso colore e quel volo buffo e un po’ impacciato, mi hanno fatto proprio innamorare!. È impossibile non sorridere osservandoli mentre decollano faticosamente dall’acqua sbattendo freneticamente le ali o rientrano alle colonie sfrecciando come piccoli missili.

Un’altra esperienza indimenticabile è stata raggiungere la colonia di trichechi che vive oltre l’80º parallelo. Già il fatto di arrivare fin lassù, in un luogo così remoto del pianeta, è stata di per sé un’emozione straordinaria. Vederli poi distesi uno accanto all’altro sulla spiaggia, enormi e sorprendentemente tranquilli, ha reso quel momento ancora più speciale.

Durante la navigazione abbiamo avuto la fortuna di avvistare anche una volpe artica e alcune foche che emergevano silenziosamente tra i ghiacci.

Cosa vedere alle Svalbard: viaggio tra ghiacciai, fiordi e natura artica

Ma alle Svalbard anche la flora racconta una straordinaria storia di adattamento. Tra rocce e tundra i piccoli fiori colorati, muschi e delicati licheni riescono a sopravvivere ad un clima estremo e a una stagione vegetativa brevissima.

È una bellezza discreta, che colpisce per la sua incredibile resilienza. Un promemoria di quanto la natura possa essere tenace anche nei luoghi più inospitali della Terra.

Cosa vedere alle Svalbard: viaggio tra ghiacciai, fiordi e natura artica

Cosa vedere alle Svalbard? La luce. E’ forse ciò che meno ci si aspetta ma che più rimane nel cuore. Almeno così è stato per me.

Nell’Artico la luce cambia con una rapidità sorprendente e trasforma di continuo il paesaggio. Un fiordo immerso in una bruma densa e quasi palpabile si rivela all’improvviso circondato da montagne aguzze e innevate, che un istante dopo tornano a scomparire, come in un gioco dispettoso con lo spettatore.

I raggi del sole bucano improvvisamente le coltri di nubi scure, che si dissolvono per lasciare spazio a lembi di cielo di un azzurro intenso e fugace. I ghiacciai e i piccoli iceberg si riflettono nelle acque limpide creando un paesaggio fiabesco, dove il sopra e il sotto si confondono in un susseguirsi di riflessi fino a disorientare lo sguardo.

Cosa vedere alle Svalbard: viaggio tra ghiacciai, fiordi e natura artica

Viaggiare oltre il Circolo Polare Artico in estate significa assistere a uno dei fenomeni naturali più straordinari del pianeta: il giorno polare. Per settimane il sole non tramonta mai. Sfiora appena la linea dell’orizzonte, senza oltrepassarla, avvolgendo il paesaggio in una delicata luce dorata prima di risalire nel cielo. Non esiste la notte, ma un tramonto infinito, tenero ed emozionante.

Quando diventa difficile distinguere il giorno dalla notte, si perde la nozione del tempo per vivere in una irreale atmosfera sospesa. È una sensazione difficile da spiegare, che rende ancora più intenso il viaggio e che, almeno per noi, continua a vivere nella memoria.

Forse ciò che mi resta delle Svalbard è la capacità di emozionare continuamente con la luce che cambia, il silenzio dei fiordi, il respiro dei ghiacciai e l’incontro, sempre imprevedibile, con la fauna.

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