Longyearbyen: cosa fare prima di partire per la crociera alle Svalbard

Quando abbiamo organizzato il nostro viaggio alle Svalbard, gli orari dei voli ci hanno portato ad arrivare a Longyearbyen con due giornate di anticipo rispetto alla partenza della mini crociera. Un tempo che inizialmente non avevamo scelto, ma che si è rivelato perfetto per entrare con calma nell’atmosfera dell’Artico.

Abbiamo così dedicato la prima giornata ad un’escursione in catamarano, lasciando Longyearbyen per inoltrarci nel Billefjorden, mentre la seconda ci ha permesso di conoscere più da vicino la cittadina, passeggiare tra le sue strade e visitare il museo.

Due giornate molto diverse, che hanno rappresentato il primo incontro con le Svalbard prima di salire a bordo della nave.

Se state pensando ad un viaggio in questo remoto arcipelago, potete leggere anche il mio articolo su cosa vedere alle Svalbard.

Longyearbyen: cosa fare prima di partire per la crociera alle Svalbard

Tra le cose da fare a Longyearbyen, abbiamo optato per l’escursione in catamarano alla scoperta del Billefjorden fino al fronte del ghiacciaio Nordenskiöldbreen.

Il catamarano MS Bard, grazie alla sua alimentazione ibrida-elettrica consente una navigazione che riduce molto le vibrazioni e soprattutto il rumore. In questo modo è possibile avvicinarsi agli animali senza disturbarli.

Entrare nel Billefjorden significa immergersi in uno dei paesaggi più affascinanti dello Spitsbergen. Il fiordo si addentra per circa 30 chilometri nell’isola, collegando la parte centrale dell’Isfjorden con Pyramiden, e si apre tra imponenti montagne dalle tonalità brune.

In inverno il fiordo può gelare completamente, per tornare ad essere nuovamente navigabile tra maggio e giugno quando il ghiaccio comincia lentamente a ritirarsi.

Longyearbyen: cosa fare prima di partire per la crociera alle Svalbard

Gli isolotti all’ingresso del fiordo sono santuari per gli uccelli. A luglio, nel pieno della stagione riproduttiva, quando l’estate artica cancella la notte, brulicano di vita. Abbiamo incontrato da vicino molti gabbiani, urie e soprattutto loro, gli adorabili pulcinella di mare. Tra tutti gli animali delle Svalbard, gi Atlantic puffins sono quelli che mi hanno davvero conquistato, con quell’aria un pò stranita e il loro modo buffo di muoversi sull’acqua. Sembrano piccoli aerei che cercano disperatamente di decollare su una pista scivolosa! Ridicoli ma efficaci, non c’è dubbio.

Inutile dire che è soprattutto la natura a catturare l’attenzione di chi naviga queste acque. Il Billefjorden è infatti uno dei luoghi in cui è più frequente avvistare i beluga artici e noi abbiamo avuto la fortuna di avvistarne alcuni. Purtroppo non abbiamo incontrato nessuna balena ma solo un grosso tricheco che nuotava poco distante dalla costa.

Longyearbyen: cosa fare prima di partire per la crociera alle Svalbard

Ci siamo avvicinati al fronte del Nordenskiöldbreen, proprio nel momento in cui il cielo si era fatto terso e il sole splendeva deciso. Una combinazione tutt’altro che scontata a queste latitudini!

Siamo rimasti a lungo sul ponte, sfidando il vento gelido, mentre il catamarano si avvicinava lentamente e il ghiacciaio diventava più nitido. Ad ogni metro sembrava crescere, fino a mostrare tutta la sua imponenza. Impossibile staccare gli occhi da quel gigante di ghiaccio bagnato da un’acqua color metallo.

Con i suoi quattro chilometri di fronte e una profondità di oltre 23, il Nordenskiöldbreen è uno dei ghiacciai più maestosi dell’intero arcipelago delle Svalbard. Di fronte a quella distesa di ghiaccio era difficile percepire le nostre reali dimensioni; mi sono sentita piccolissima eppure come calamitata verso quelle profonde fenditure dalle sfumature blu intense.

La zuppa di lenticchie prevista per il pranzo, oltre ad essere bollente e gustosa, ha avuto il privilegio di essere gustata con una vista senza pari sulla bellezza sconfinata dell’artico.

Longyearbyen: cosa fare prima di partire per la crociera alle Svalbard

Dall’altra parte del fiordo, poco distante dal ghiacciaio, si scorge il profilo di Pyramiden, la vecchia città mineraria sovietica. Durante la nostra escursione abbiamo potuto osservarla solo da lontano dato che attualmente le escursioni turistiche da Longyearbyen non la raggiungono più.

La ragione è legata alla guerra in Ucraina. Pyramiden, così come Barentsburg, è ancora gestita dalla società russa statale Trust Arktikugol e, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il settore turistico di Longyearbyen ha scelto di interrompere la collaborazione con le società statali russe presenti alle Svalbard.

La storia della città però è molto affascinante e merita di essere raccontata.

La Russia di Stalin, in virtù del trattato delle Svalbard del 1920 che autorizzava le potenze straniere ad utilizzare le risorse naturali dell’arcipelago ha sfruttato una delle tre miniere di carbone in suo possesso. Tra il 1960 e il 1980 arrivarono a vivere stabilmente in un luogo alla fine del mondo circa 1.200 persone.

Pyramiden era una sorta di città utopica sovietica con grandi dormitori a blocchi, cucine comuni , strutture ricreative e persino una piscina e uno stadio. L’ospedale garantiva le cure sanitarie di base e le serre riscaldate permettevano di coltivare verdure fresche in un clima estremo. Essere destinato a Pyramiden rappresentava per un minatore sovietico quasi un privilegio.

Longyearbyen: cosa fare prima di partire per la crociera alle Svalbard

L’attività di estrazione proseguì fino al 1998, quando la miniera venne definitivamente chiusa. A segnare profondamente la comunità era stato anche il terribile incidente aereo del 1996: un volo charter partito da Mosca e diretto a Longyearbyen si schiantò contro le montagne e tutte le 141 persone a bordo persero la vita, quasi tutti minatori e loro familiari.

Dopo la partenza dell’ultimo lavoratore, Pyramiden è rimasta lì, congelata nel tempo con gli oggetti lasciati nelle case ad attendere un improbabile ritorno. E nella città fantasma dell’artico, il busto di Lenin sotto la neve, continua a dominare silenziosamente la piazza deserta.

Signori, vi presento Longyearbyen, la città abitata più a nord del mondo, dove ci si sposta in motoslitta, bisogna togliersi le scarpe al ristorante e, prima di entrare al supermercato, occorre lasciare il fucile nell’apposito armadietto.

Nonostante queste piccole bizzarrie, che pure hanno un senso per chi vive a latitudini così estreme, Longyearbyen mi è sembrata una cittadina vivace e ospitale. Almeno, così è stato a luglio quando il sole non tramonta mai e, se non piove, una morbida luce dorata avvolge le case e le montagne.

La città è piccola, ma vi stupirete di quante cose si possano scoprire passeggiando senza fretta. Noi abbiamo approfittato di una delle nostre serate per percorrerne le strade, osservare le caratteristiche casette colorate, ammirare la chiesa, curiosamente sempre aperta, e respirare l’atmosfera così particolare di questo luogo.

Longyearbyen: cosa fare prima di partire per la crociera alle Svalbard

Le facciate variegate delle case in legno non sono a caso ma servono ad aiutare psicologicamente gli abitanti a sopportare le interminabili notti polari. Poggiano su piloni in legno, una soluzione necessaria per proteggere il fragile permafrost sottostante.

Piccoli caffé accoglienti e negozi di abbigliamento sportivo di ottimo livello fiancheggiano l’arteria principale. Il monumento al minatore ricorda un passato non così lontano quando la polvere del carbone si infilava dappertutto e da questa esigenza è nata l’abitudine, ancora oggi rispettata, di togliersi le scarpe prima di entrare in un luogo chiuso, museo compreso.

Tra le cose da fare a Longyearbyen c’è senza dubbio la visita dello Svalbard Museum, anzi io direi che è davvero imperdibile. E’ il luogo ideale per conoscere la storia delle prime esplorazioni e la dura vita dei balenieri e dei cacciatori di pellicce norvegesi.

Particolarmente interessante è la sezione dedicata alla flora e alla fauna dell’arcipelago, raccontate attraverso ricostruzioni accurate e suggestive. Una visita che consiglio senza esitazione e che aiuta a comprendere meglio la storia e l’ambiente estremo delle Svalbard.

Longyearbyen: cosa fare prima di partire per la crociera alle Svalbard

L’altro museo, il North Pole Expedition Museum, è invece dedicato alle eroiche, e spesso tragiche, grandi spedizioni verso il Polo Nord e alle imprese degli esploratori che partirono proprio da queste terre. In particolare viene raccontata la storia del dirigibile Norge a bordo del quale, nel 1926, Roald Amundsen, Umberto Nobile et Lincoln Ellsworth sorvolarono il Polo Nord.

A Longyearbyen si trova anche la celebre Svalbard Global Seed Vault, la banca mondiale dei semi costruita all’interno della montagna. Qui vengono conservati milioni di semi provenienti da tutto il mondo, una sorta di enorme cassaforte della biodiversità pensata per proteggere le colture del pianeta da guerre, catastrofi e cambiamenti climatici.

La visita al Camp Barentz, così come quella al museo, faceva parte del “pacchetto” della nostra mini crociera Hurtigruten. Ci siamo andati poco prima di imbarcarci sulla MS Serenissima e si è rivelata un’esperienza molto interessante, in preparazione al viaggio che stavamo per iniziare.

L’edificio principale del campo è una riproduzione perfettamente fedele della capanna in legno in cui Willem Barents, l’esploratore al quale è legata la scoperta delle Svalbard, trascorse il duro inverno del 1596. All’interno, attorno al fuoco, le guide armate – qui gli orsi polari possono davvero avvicinarsi senza preavviso – offrono una tisana calda e raccontano le storie degli esploratori del Grande Nord, spiegando anche le caratteristiche e le abitudini dell’orso polare.

Il Camp Barentz si trova a una decina di chilometri da Longyearbyen, nella valle di Adventdalen, lontano da qualsiasi fonte di inquinamento luminoso. Per questo è anche un luogo ideale per osservare, tra ottobre e marzo, le magiche aurore boreali.

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