Il Salar di Uyuni, la più vasta distesa di sale al mondo, si estende nella sua orizzontalità infinita fino a dove la pianura bianca incontra il cielo. Sul bordo sembrano galleggiare le montagne, con i vulcani più alti della Bolivia a fare da sentinella.
Un panorama surreale unico al mondo che sembra dissolversi nella luce accecante del giorno e nei bagliori radenti del tramonto.
Qui, a quasi 3.700 metri d’altitudine, il mondo è come sospeso: il limite visivo scompare, la linea tra cielo e terra si dissolve, e ciò che resta è un paesaggio magnetico, bello da togliere il fiato.
Il luogo che più mi ha colpito in questo mondo di riflessi e miraggi, dove tutto sembra illusorio, è l’ Isla Incahuasi. Una collina interamente ricoperta da cactus maestosi che emerge solitaria dallo sconfinato mare bianco del Salar di Uyuni.

Il Salar di Uyuni, il deserto di sale più grande del mondo
Il Salar de Uyuni si è formato oltre 40.000 anni fa, quando alcuni laghi preistorici iniziarono a prosciugarsi lasciandosi dietro diversi strati di sale e minerali.
Oggi questa immensa crosta bianca si estende per oltre 10.500 chilometri quadrati sull’altopiano boliviano.
Assolutamente piatto e uniforme, il salar è così vasto da creare un effetto visivo quasi ipnotico. Una distesa abbagliante che sembra non avere fine, incorniciata da vulcani dormienti e isole ricoperte di cactus giganti testimoni di un antico mondo sommerso.
Dietro l’apparente solidità del Salar de Uyuni si nasconde un segreto affascinante. Intrappolata sotto la crosta bianca su cui transitano le auto e sui cui camminiamo, c’è una vasta distesa di acqua salata,
È come se il velo, spesso da pochi centimetri a qualche metro che costituisce la crosta del salar, “galleggiasse” su di un antico mare.
La soluzione salina del sottosuolo è ricchissima di minerali preziosi. La presenza di potassio, magnesio, calcio e soprattutto litio rendono la regione un grande serbatoi naturale di risorse strategiche. Negli ultimi anni si è parlato di un progetto di sfruttamento del Salar de Uyuni per l’estrazione del litio, elemento chiave per le batterie di telefoni, auto elettriche e dispositivi elettronici. Purtroppo queste operazioni possono danneggiare irreversibilmente l’ecosistema unico e fragilissimo del salar.

Durante l’estate australe il salar si ricopre di acqua. La superficie del deserto diventa un gigantesco specchio che riflette i profili dei vulcani e moltiplica le nuvole .
Negli altri mesi la superficie di sale si secca e forma dei rilievi che disegnano un teoria di poligoni esagonali che si ripete all’infinito.
Il Salar de Uyuni è un luogo unico al mondo che unisce immensità, luce e geometria naturale in un paesaggio sospeso tra realtà e immaginazione.
Quando e come visitare il Salar di Uyuni
Da Gennaio a Marzo il Salar di Uyuni ricoperto di acqua offre uno spettacolo unico e ipnotico. Tuttavia in questo periodo alcune zone come l’Isla Incahuasi non sono raggiungibili.
In Luglio e Agosto fa molto freddo e potrebbe nevicare limitando la vista del Salar. Aprile e Maggio sono i mesi ideali: le temperature sono gradevoli durante il giorno raggiungendo anche i 10/14°C. A Settembre e Ottobre è più difficile trovare l’acqua sulla superficie ma le giornate sono soleggiate.
Noi, a inizio Ottobre, abbiamo avuto la fortuna di un pò di pioggia nei giorni precedenti il nostro arrivo e siamo riusciti a fare uno spettacolare aperitivo “specchiato” al tramonto.

L’unico accesso al Salar, è la cittadina di Uyuni, di per sé poco interessante ma può essere un buon punto di appoggio per contattare un’agenzia locale.
Che si tratti dei un giorno nel salar o di più giorni sull’Altopiano, assicuratevi che sia un operatore serio e specializzato.
Per maggiori informazioni sulla bellezza mozzafiato dei paesaggi andini vi rimando al mio post:
Reserva Avaroa in Bolivia: viaggio nell’aspra grandezza delle Ande
Il Salar di Uyuni, a 3700 metri di altitudine, ha gli indici UV più alti del mondo e il riverbero più intenso. E’ obbligatorio dotarsi di protezione solare SPF 50+ e occhiali da sole. Il vento, soprattutto nel pomeriggio, diventa sferzante, portate una giacca guscio e un pile pesante oltre a calzature comode e calde.
Se avete un pò di tempo, vi consiglio di visitare, il Cimitero dei Treni a soli tre chilometri dal centro: un luogo molto fotogenico, dove oltre cento locomotive a vapore e vagoni, giacciono abbandonati tra sabbia e vento.
Cosa vedere tra cactus giganti e vulcani sopiti
Durante l’escursione nel Salar de Uyuni è impossibile non lasciarsi tentare dalle fotografie che sfruttano i giochi di prospettiva della distesa piatta e infinita per trasformare persone e oggetti in giganti o miniature.
Tra le tappe classiche del tour c’è la Piazza delle Bandiere, cuore simbolico del sala. Poco distante si trova il monumento alla Parigi-Dakar, omaggio storico alla gara che ha attraversato queste distese nel 2014 e nel 2016.
ll primo hotel di sale del Salar de Uyuni fu costruito nella stessa area negli anni ’90. Si trattava in realtà di un ostello con pareti pavimenti e mobili erano realizzati con blocchi di sale. Oggi, per legge, gli hotel devono essere ai margini del salar e l’ex “Palacio de Sal” resta come piccolo museo e punto di ristoro.

Isla Incahuasi e i giganti del salar
Inchauasi è, secondo me, uno dei luoghi più fotogenici di tutto il Salar di Uyuni. Nel cuore della infinita distesa di bianco, questa piccola collinetta ricoperta di cactus giganti è davvero magnifica.
Già sacra per gli Inca, il nome significa appunto “la casa del Inca”, è oggi una zona protetta e l’accesso è a pagamento. Un sentiero ben segnalato e relativamente semplice conduce fino al punto più alto dell’isola con una salita molto panoramica.
Dallo spiazzo della cima si gode un eccezionale panorama a 360 gradi sul salar. Un piccolo altare in pietra è usato ogni anno per i riti tradizionali alla Pachamama. Durante le cerimonie si depongono offerte di foglie di coca, semi e piccoli doni. In passato si usava offrire alla Madre Terra il sacrificio di un lama bianco nelle cui viscere si potevano leggere messaggi sul futuro.
Il terreno è popolato da due specie di cactus giganti che si stagliano nettamente contro il bianco del salar;: la Cumulupuntia boliviana e l’Echinopis atacamensis. I cactus crescono al ritmo di un centimetro all’anno e considerando che alcuni sono alti oltre dodici metri, si piò stimare che abbiano circa 1200 anni.

L’isola è in realtà un’antica formazione corallina emersa milioni di anni fa, quando il Salar de Uyuni era un lago. Il terreno ricco di minerali, unito al clima arido dell’altopiano boliviano, crea l’habitat ideale per queste sentinelle che sfidano coraggiosamente l’ostilità dell’ambiente che le circonda.
Tunupa, il vulcano custode del Salar
Il vulcano Tunupa, che domina l’estremità nord del Salar de Uyuni, è avvolto da miti e leggende andine. Questo vulcano dormiente, che potrebbe ritornare attivo in futuro e che custodisce i segreti degli antichi laghi preistorici, è sacro agli indigeni Aymara.
Sulle sue pendici, nella grotta Coquesa, sono state rinvenute alcune mummie precolombiane – chiamate chullpa – con abiti e capelli perfettamente conservati che testimoniano di civiltà che veneravano la montagna.

Le piccole comunità locali che vivono ai piedi del Tunupa, coltivano la terra e allevano i lama, continuano a mantenere vive le tradizioni millenarie di profondo legame tra uomo e paesaggio.
L’elemento più spettacolare di questo vulcano dormiente che dai suoi 5321 metri si staglia sulla distesa bianca del salar, è la sua cima scolpita dal tempo e dal ghiaccio che all’alba si tinge di arancio e di rosa.

Il Salar di Uyuni: l’immensità del deserto bianco
Il Salar di Uyuni è davvero un paesaggio unico al mondo. L’esperienza di una giornata al suo interno lascia un’impressione duratura, tra bellezza naturale e segni di origini primordiali.
All’alba, se avete voglia di sfidare il buio e il freddo del primo mattino, la distesa di sale si tinge di rosa e il vulcano Tunupa si incendia con i primi raggi del sole. L’immensità del Salar nel silenzio delle prime luci vi regalerà uno stupore difficile da descrivere a parole.
Al tramonto l’orizzonte si dissolve in una superficie irreale dove i contorni svaniscono tra i colori accesi del sole che cala sul salar. Quando la superficie è ricoperta da un velo di acqua la meraviglia raddoppia in uno specchio magico che riflette il mondo capovolto.

L’incarnazione perfetta del Colore Pantone 2026, Cloud Dancer
Ho letto alcuni giorni fa su La Stampa un interessante articolo di Noemi Penna che identificava nell’infinita distesa candida del Salar di Uyuni, il luogo perfetto per vedere in natura il Pantone Color of the Year 2026.
Il Pantone 11-4201 Cloud Dancer è un bianco morbido ed equilibrato che invita al respiro e alla riflessione. E’ il colore di una pagina vuota, del desiderio di semplicità e di naturalezza.
Il paesaggio del Salar, che muta con la luce e con le stagioni, interpreta in maniera sublime questa evocata atmosfera di attesa e di sospenzione.
Qui dove tutto si annulla e l’orizzonte scompare, le nuvole danzano per davvero nei riflessi incantati di luce e vapore.
In un’epoca che corre, questo angolo remoto della Bolivia ricorda la bellezza di fermarsi, del lasciarsi attraversare dal silenzio, del guardare il cielo senza fretta.











Che posto incredibile! Da buona figlia di madre appassionata di Cactacee (nonché collezionista) mi hanno subito incuriosito i cactus di cui parli. Effettivamente le foto che metti sono impressionanti: loro, alti, che si stagliano contro il bianco della distesa salata. Paesaggisticamente davvero eccezionale e una meta, credo, non particolarmente turistica. O sì? Particolarmente calzante, infine, il richiamo al colore Pantone 2026 😉
La destinazione è abbastanza conosciuta tra coloro che decidono di visitare il Salar di Uyuni, resta comunque una meta molto singolare
Pensavo valesse la pena visitare il Salar per i cactus stupendi, ma i panorami sembrano incredibili ovunque. Il cimitero dei treni che citi sembra davvero un’aggiunta da non perdere. Peccato per i raggi UV così forti, rischierei di scottarmi anche con la protezione 50 visto che mi scotto ovunque!
Con questo articolo mi ha davvero portato sul Salar. Sono riuscita ad immaginare le meravigliose atmosfere e i panorami incredibili che hai descritto così bene. Spero che un giorno potrò viverle e vederli anche io.