Il sudario di marmo del Cristo Velato di Napoli

il Cristo Velato della Cappella Sansevero a Napoli

Tra i tanti tesori di Napoli, vi consiglio di non perdere la Cappella Sansevero e il suo straordinario Cristo Velato. La statua è di una bellezza commovente e non riuscirete a staccare facilmente lo sguardo da quel corpo che sembra ancora esalare l’ultimo respiro. Un’opera fortemente suggestiva conosciuta e ammirata in tutto il mondo.

La scultura del Sanmartino è il fulcro della visita, vi stupirete comunque della ricchezza di opere custodite all’interno della Cappella voluta da Raimondo di Sangro per celebrare la grandezza del suo casato.

Vi immergerete totalmente nella spettacolarità del barocco napoletano che incarna così bene lo spirito della città e l’esuberanza dei suoi abitanti.

Fu il committente, Raimondo di Sangro, a dare precise istruzioni ad un giovane artista napoletano su come avrebbe dovuto essere il Cristo. A grandezza naturale e coperto da un sudario “dello stesso blocco della statua”. Il risultato del velo di marmo fu talmente perfetto che intorno al Cristo Velato nacquero storie e leggende, oggi prontamente smascherate

Il sudario di marmo del Cristo Velato di Napoli
Credits @ Marco Ghidelli - Archivio Museo Sansevero

Il Cristo Velato

Il corpo immobile del Cristo è adagiato in orizzontale al centro della scena ricoperto da un lenzuolo che lo avvolge con le sue pieghe. Un velo che è la rappresentazione di una pietà umana e cristiana per quel corpo martoriato dalla sofferenza. Un velo che nasconde e allo stesso tempo mostra i dettagli della passione: il costato incavato, i segni dei chiodi sui piedi e sulle mani. Il volto, esanime e leggermente voltato rasserenato nella morte per dirla come Matilde Serao.

Lontano da ogni canone di perfezione barocca, l’artista sembra essersi lasciato prendere lui stesso dall’emozione nello scolpire il Cristo deposto. Gli strumenti della passione ai piedi di Gesù ricordano che la sua morte è stata redentrice ma io ammetto di essermi lasciata toccare dalla dimensione umana della sofferenza e dell’atrocità della morte di croce.

Il sudario di marmo del Cristo Velato di Napoli
Credits @ Marco Ghidelli - Archivio Museo Sansevero

La statua è di una bellezza incomparabile. Le pieghe del sudario che aderiscono al corpo e al volto del Cristo Velato lo rendono talmente reale che verrebbe voglia di toccarlo e ci si chiede come abbia potuto una mano lavorare il marmo in questo modo.

Dopo lo sbigottimento iniziale che mi ha preso lo stomaco in una sorta di sindrome di Stendhal, ho analizzato la precisione dei dettagli, le nappine dei cuscini su cui è appoggiato il capo del Cristo, i muscoli abbandonati, le palpebre socchiuse, le narici che sembrano aver trattenuto un ultimo soffio.

Una perfezione di bellezza che conquistò lo stesso Canova che, dopo averla ammirata, chiese di poter acquistare la statua.

La statua è ricavata da un unico blocco di marmo e anche il velo è senza ombra di dubbio, realizzato con il marmo. L ‘incredibile trasparenza del sudario unita alla fama di alchimista del Di Sangro alimentarono la leggenda secondo la quale il velo era frutto di un processo chimico. Analisi approfondite hanno confermato che si tratta dello stesso blocco di marmo della statua ma l’aura di mistero intorno al Principe rimane.

La Cappella Sansevero e il suo eclettico proprietario

Raimondo di Sangro (1710-1770), era un personaggio poliedrico: letterato, inventore, appassionato di scienze e soprattutto massone. Caratteristica, quest’ultima, che ha contribuito a creare quell’ aura di mito che tuttora lo avvolge.

Va detto che già nelle origini di quella che oggi è la Cappella Sansevero si cela un pò di mistero. Si narra che un innocente, passando davanti ai giardini del Palazzo dei Di Sangro, vide crollar un muro e comparire l’immagine della Vergine. Le fece un voto e quando fu scagionato dalle accuse pose una lampada e un’iscrizione nel luogo dell’apparizione che presto divenne meta di pellegrinaggio. I vari discendenti dei Di Sangro ampliarono la cappella e la trasformarono in un tempio destinato alle sepolture della famiglia.

Il sudario di marmo del Cristo Velato di Napoli
Credits @ Marco Ghidelli - Archivio Museo Sansevero

Raimondo, settimo principe di Sansevero, ideò per la sua Cappella un progetto iconografico ricco di simbologia. Ogni opera aveva un ruolo preciso sconosciuto agli artisti stessi a cominciare dal percorso “iniziatico” che si compie varcando la soglia di quella che sembra essere a tutti gli effetti una loggia massonica.

Cecco di Sangro esce dalla tomba con la spada sguainata e accoglie i futuri adepti. Ai piedi della statua della Liberalità vi è una cornucopia simbolo della ricchezza spirituale che deriva dalla fratellanza, mentre i veli e la rete della Pudicizia e del Disinganno sono le false verità da cui liberarsi.

Per non parlare del pavimento, purtroppo ora visibile solo parzialmente nel passetto che conduce alla cripta, un intricato motivo a labirinto simbolo delle difficoltà che si incontrano nel percorso verso la conoscenza.

In tutta onestà non sono mai riuscita ad appassionarmi a questo genere di simbologia e della Cappella Sansevero ho apprezzato soprattutto la bellezza artistica al di là di ogni riferimento alla massoneria.

Le statue che circondano il Cristo Velato

Oltre al meraviglioso Cristo Velato che catalizza l’attenzione al centro dello spazio, altre statue meritano attenzione per la loro impeccabile realizzazione. Si tratta delle statue delle virtù, addossate ai pilastri, dedicate alle donne della famiglia tranne il Disinganno che è invece per Antonio si Sangro, il padre di Raimondo. Il Disinganno è un vero capolavoro di abilità del Queirolo che ritrae il principe nell’atto di liberarsi da una fitta rete che rappresenta i peccati di una vita “asservita alle giovanili brame”.

Un’altra commovente scultura è quella della Pudicizia, dedicata alla madre. Il velo aderisce perfettamente al corpo della donna quasi fosse bagnato e lo sguardo perso nel vuoto del tempo ricorda la sua morte prematura.

Il sudario di marmo del Cristo Velato di Napoli
Credits @ Marco Ghidelli - Archivio Museo Sansevero

La Deposizione che si trova sull’altare maggiore mi è piaciuta moltissimo perché al virtuosismo barocco associa anche una passione tangibile e drammatica. Il corpo di Gesù e soprattutto le figure straziate di sua Madre e della Maddalena sembrano uscire dalla composizione e venire incontro allo spettatore rendendolo parte della scena.

Vi consiglio di dotarvi di audioguida che vi racconterà la storia e la simbologia degli altri gruppi di statue e vi accompagnerà anche nella cavea sotterranea. Qui, nelle intenzioni del committente, avrebbe dovuto essere collocata la statua del Cristo Velato illuminato da due lampade perenni ideate dallo stesso di Sangro. Il motivo del cambio di posizione della statua non è chiaro e oggi nella cavea sono custodite le macchine anatomiche. Due scheletri – uno maschile e uno femminile – che illustrano il sistema circolatorio.

Informazioni pratiche per visitare il Cristo Velato

La Cappella Sansevero si trova in Via Francesco De Sanctis, 19/21, nel pieno centro storico di Napoli a pochi passi dalla Chiesa di San Domenico e dal bellissimo Chiostro di Santa Chiara. Si raggiunge con la metropolitana: fermata Università della linea 1 oppur Cavour della linea 2.

Il Museo è aperto tutti i giorni tranne il martedì dalle 9,00 alle 19,00 e l’ingresso costa 10,00 Euro (riduzioni per i Soci Fai). Vi suggerisco di prenotare in anticipo la visita acquistando i biglietti direttamente dal sito del Museo al quale vi rimando anche per altri dettagli sui giorni di chiusura e le modalità di accesso.

Poiché all’interno della Cappella Sansevero non è possibile scattare fotografie, le immagini dell’articolo sono state scaricate dal sito del Museo

Altri approfondimenti su Napoli:
Il Monastero di Santa Chiara e il suo chiostro maiolicato

San Gregorio Armeno, la via dei presepi di Napoli
36 Risposte
  1. Capisco benissimo che di fronte a un’opera del genere si possa venire colpiti dalla sindrome di Stendhal. Io non ho mai visto il Cristo Velato dal vivo, ma solo guardandolo in fotografia è impossibile non emozionarsi. Sembra vero, e deve essere difficile dal vivo resistere alla tentazione di toccare il volto sotto il velo.

  2. Questo articolo capita proprio al momento giusto, stiamo pensando di fare un giro a Napoli e questa statua è assolutamente da vedere. Come hai scritto tu, più che una scultura sembra un corpo umano autentico. Bellissima!

  3. Rimango sempre affascinata dalle sculture in marmo, soprattutto quando incarnano letteralmente la perfezione. Il velo scolpito sembra davvero un morbido drappo poggiato sul corpo di Cristo…meraviglioso effetto, e anche molto emozionante. Sono stata a Napoli di passaggio ma non nego che tornerei solo per vedere questa strepitosa opera d’arte.

  4. Non sono mai riuscita a vedere il Cristo Velato perchè ho visitato con amiche universitarie che seguivano la teoria secondo la quale “Se vedi il Cristo Velato non ti laurei”… dovevo essere a Napoli la prossima settimana per sopperire a questa mancanza ma quest’anno sembra che tutto mi sia contro (sigh&sob).
    Se riuscirò a riprogrammare di certo farò buon uso del tuo articolo e mi armerò dell’audioguida!

    1. ma dai, non sapevo proprio di questa superstizione!! Comunque io ormai ho già dato in termini di Università quindi me lo sono goduto in tutti i dettagli

  5. Purtroppo durante la nostra ultima visita a Napoli questa Cappella era chiusa e non siamo riusciti a vedere questo luogo che è pieno di statue bellissime. Grazie per tutte le informazioni.

  6. Rimangi sempre affascinata da ciò che gli scultori di un tempo erano capaci di creare da un semplice blocco di marmo. A cominciare dall’idea fino alla vera e propria opera finita. Il Cristo Velato, proprio come dici tu, è di una bellezza incomparabile.

    1. Michelangelo abbozzava semplicemente le figure nei blocchi di marmo perchè lui aveva già l’idea di come sarebbe stata la scultura una volta terminata, il Cristo di Sanmartino è talmente dettagliato da sembrare vero: entrami capaci di parlare con la pietra

  7. Libera

    Davanti al Cristo Velato della Cappella Sansevero io mi sono commossa e non mi vergono a dirlo. È stato uno dei momenti più emozionanti vissuti a Napoli. Consiglio vivamente la visita perché è un vero tesoro dell’arte italiana.

  8. Ho fatto talmente tanto una toccata e fuga a Napoli che purtroppo il Cristo Velato mi è proprio sfuggito: un dispiacere enorme ma purtroppo non ero lì in veste “viaggiatrice” ma a trovare alcuni cari amici. Un motivo in più per tornare in città, non trovi?

  9. Certo che vedere di persona il Cristo Velato deve essere molto emozionante! Purtroppo a Napoli ci sono stata per poco tempo un paio di volte (la seconda volta solo di passaggio) e non ho avuto modo di visitarla al meglio. Spero di recuperare perché quest’opera, secondo me, è una di quelle che andrebbero viste almeno una volta nella vita.

  10. Lo ho visto solo una volta, ma dire della bellezza di questa grande opera d´arte che e´ il Cristo Velato nella Cappella di San Severo a Napoli, non basta mai!
    E´uno dei mille motivi per cui vale sempre la pena ritornare nella cittá Partenopea!

  11. Quell'”ultimo soffio” è davvero indescrivibile, ti capisco se il tuo cuore ha perso un battito tipo Sindrome di Stendhal. Poi la location è magica, un fascio di luce sul Cristo…. è divino!

  12. Marina

    Quando studiavo storia dell’arte, studiai anche le opere contenute in questa cappella, anche se purtroppo ancora non le ho viste dal vero. Un’incredibile maestria tecnica paragonabile a quella del Bernini!

  13. Un capolavoro assoluto. Non l’ho mai visto dal vivo, ma chi lo ha fatto mi ha confermato che l’istinto di toccare il volto è fortissimo! Veramente uno spettacolo!

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